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Io beh ma anche voi mah!

Una bella mattina di fine autunno la società che ci  subappalta presso il cliente ti avvisa che la tua società ha deciso lo smartworking per tutti, a tua insaputa ovviamente.
Ma non dovrebbe essere volontario? Non dovrei firmare qualcosa?
Nel mondo perfetto sarebbe così.
Confrontandomi coi pendolari miei compagni di sventure scopro che la moda di molte grandi società è questa: fingere che sia volontario e farti firmare con la pistola puntata alla tempia.
Ahhh il meraviglioso mondo.
Che diciamolo, lavorare da casa non sarebbe male se non scomparisse la trasferta. E poi la DSL me la pago io? La corrente?
Il telefono?
Mah chissà… qualcuno ha detto qualcosa?
Ovviamente no.

La cosa più triste è la guerra tra poveri.
Vedi colleghi rinfacciarti “a te toglieranno meno che a me
e perbacco che novità! Ma per ventanni bello mio hai avuto un sacco di privilegi che noi nuovi arrivati non abbiamo mai visto.
Tipo supermercato pagato, rimborso pranzo e cena, rimborso del viaggio più i soldi della trasferta…
E ovvio che perdo meno di te, non le ho mai avute queste cose!
Ma lasciamo perdere, tanto con i punti esperienza accumulati nel corso degli anni si acquisisce la capacità ignorare certi commenti inutili e poco intelligenti.

Per rilassarmi in pausa pranzo decido di andare a fare un giro ai mercatini di piazza Gae Aulenti, ma scopro che non ci sono. Il proprietario della pista di pattinaggio si sfoga con me per i soldi persi a causa del comune che non ha preparato nulla.
I commercianti che hanno pagato, cara vista la zona, un posto per vendere nelle casette di legno si sono ritrovati spiazzati.
E ora? Inizieranno le pratiche di richiesta di rimborso…

Insomma vedo che in ogni ambito lavorativo la situazione è la stessa.
Un grosso ed enorme BAH! Decorato con tanta incompentenza e prepotenza.

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Credevo che oggi fosse giovedì

Da sabato sono ufficialmente in ferie, ma il mio unico neurione ha deciso di scioperare per sfruttamento.
Non riesce più a tenere a mente nulla e nemmeno a sopportare i colleghi di ufficio.
I soliti difetti comportamentali, che durante l’anno vengono egregiamente ignorati e accettati con un sorriso, ora sono diventati insopportabili.
Appena si avvicina qualcuno alla scrivania il mio senso di fastidio e disagio sale ai massimi livelli.
Non vi dico la gioia di fare riunioni su riunioni per organizzarsi i lavori di settembre. Sto in estasi ogni volta. Mi sveglio ogni mattina pensando “che bello! anche oggi una riunione! Evvai!”
Sono proprio felice quando suona il telefono.
Ogni volta che arriva una mail faccio la ola e mi alzo in piedi eseguendo la danza della vittoria.
Mi commuovo quando timbro l’ingresso al mattino.
Adoro poi condividere il mio viaggio coi pendolari.
Insomma sono proprio serena, felice e rilassata in attesa di mettere i miei piedini nell’acqua salata.
Ah si, unica pecca questo sfogo alla base del collo.
Il dottore dice che non c’è da preoccuparsi. E’ solo eritema da stress.
Stressata? Chi io?
Ma va!!!!

Tempo di serie A e tempo di serie B

Consulente presso il cliente.
Per contratto la tua società di consulenza prevede 2 giorni a settimana di telelavoro, ma ovviamente il cliente preferisce averti “sul posto”.
Lavori mediamente tra le 8/9 ore, mangiando alla scrivania, e ciclicamente hai un sabato al mese dove è necessaria la tua presenza.
Sei una madre single. Riesci a far anche carriera nel tuo piccolo spazio vitale. Ti premetti di fare anche sport nel tuo tempo libero e di avere una vita sociale.

Il cliente, donna e madre.
Lavora part time. Perchè lei ha i figli, tu non puoi capire, ogni giorno deve fare qualcosa.
Torna a casa di corsa perchè deve almeno lavare il pavimento prima di andarli a predere a scuola, poi lei ha da fare la spesa, da stirare, lavare, poi il venerdì ha la palestra e invece che uscire all’una e 32 mininuti, esce a mezzogiorno.
Eh non puoi capire com’è stressata. LEI.
Lavora da casa 2 volte a settimana (sempre part time).
Ovviamente quando non è presente in ufficio, oltre al tuo lavoro, devi presentarti al posto suo alle riunioni, rispondere alle telefonate e delegare responsabilità.
Il sabato non lavora. Perchè lei ha i figli.

Premetto che non desidero un part time, non l’ho mai chiesto e non mi interessa (tanto col viaggio in treno non mi cambierebbe la vita).
Lavorare da casa quando ci sono gli scioperi invece si, molto.
Smettere di farmi carico del suo lavoro quando non c’è farebbe un sacco di differenza, o almeno prendere una percentuale del suo stipendio.

Detto questo si può capire che quando mi ha proposto di lavorare tutti i sabato a giugno la mia risposta sia stata molto educata, fine e per niente sincera:
COL KAZZO!

Ansie

Laura vieni con me ad una riunione, ora?
E tu sorridi tipo paralisi mentre annuisci chiudendo la porta dietro di te. In due secondi togli giacca e appoggi borsa sulla scrivania e raccogli il primo blocco per appunti che ti capita.
Poi mentre ti incammini lungo i corridoi, rimpiangendo il caffè del mattino che non hai potuto prendere, ti sorge una piccola domanda:
Ma riunione di cosa? Argomento?
Oh niente di che. Un SAL sul progetto con le future implicazioni
Oh. bene. Magari dovevo prepararmi qualcosa.
Arrivi in questa sala all’ultimo piano del palazzo.
Visuale cinematografica su Bosco verticale, unicredit e Regione Lombardia.
Imprechi contro l’organizzazione perfetta perchè il maxischermo e la videaocamera sono già accese e ti riprendono e non puoi permetterti di scattare una foto a quel panorama.
Mannaggia.
Ti siedi e guardi lo schermo gigante che riunisce persone di tre regioni in una stanza, presto dovrai parlare e rispondere alle loro domande, senza aver preparato nulla perchè tutto è stato deciso all’ultimo, e lì l’ansia sale. Guardi la tua responsabile e le bisbigli:
Oddio, ma non si può rimpicciolire l’immagine della nostra videocamera? O almeno nasconderla così non mi vedo? Che impressione vedermi così grossa. Va che faccia. Madonna che capelli ho? Ma non mi hai detto nulla? Con sto vento dovevo almeno pettinarmi
Ebbene si.
Non vado mai in paranoia per parlare in pubblico, chiunque sia l’interlocutore, ma vedermi riflessa o ripresa questo si che ancora non riesco a gestirlo!

Ascensori e incontri terrificanti

Il lunedì post vacanze è sempre traumatico, aggiungiamoci poi un ora di ritardo del treno e il gioco è fatto.
Arrivo col fiatone all’ascensore dell’ufficio e incontro il megadirettore, quello che ha l’ufficio con la sedia in pelle umana e l’acquario con i dipendenti più meritevoli (cit. vi prego non fatemela scrivere suvvvvvvia coglietela al volo), e Lui gentilisssssimo (bacia mano e riverenza) mi attende in ascensore.
Salgo. Contengo il fiatone con dignità.
Lui inizia a chiecchierare. E io fisso un punto sopra la sua testa.

Ora.
Non ho particolarmente paura degli insetti.
Certo che se mi trovo un ragno simil tarantola inorridisco e fuggo via.
Ma si solito api, vespe, cimici, ragnetti, non mi spaventano e li sposto con la mano.
Ma lui non lo sopporto.
Sarà quel suo strano modo di volare, con le zampette lunghe mosce. Non so cos’è. Io vado in panico.
Non vi metto nemmeno la foto. Se volete vederlo guardate qui.

Insomma non ci riesco.
Penso la megadirettore che è andato in alaska. Tra i ghiacci. A pescare a mani nude. Dormendo in tenda a menomille e lottando con gli orsi bianchi. Lui, un omone alto. Ben piantato. Beh l’uomo avventura sicuramente saprà prendere l’insettino per la zampetta e mandarlo via.
Così prendo fiato e dico con un fil di voce:
C’è un insetto sopra la tua testa
Lui si volta. Lo guarda. Un urletto e si spiaccica accanto a me, addosso alla parete dell’ascensore.
E rimaniamo lì insieme a fissare l’insetto dicendo in coro: stai lì stai lì. Non ti muovere.

Per fortuna l’ascensore arriva al mio piano. Lentamente scivolo fuori.
Guardo la sua faccia inorridita. Ora sarà solo con lui per ben due piani.
Gli dico:
Non ti preoccupare. Se si muove urla
e le porte si chiudono.

 

Opposti

Lei è piccola, secca secca.
Con 60 gradi all’ombra viene in ufficio col maglioncino. Bianco.
Sembre di bianco vestita.
Per tornare a casa allunga la strada a piedi di una decina di minuti per non passare dove “camminano gli altri“.
Gli “altri” chi?
Ancora non mi è chiaro.
E’ l’unica donna nel suo open space.
Tiene tutti in riga.
Mai una battuta fuori luogo.
Aria condizionata spenta.
Prima di andare a casa pulisce la scrivania, e ogni cosa, col lisoform. Poi impacchetta tutto nei sacchettini di plastica. Anche il monitor.
Da qualche giorno, se devo parlare con un suo collega, devo bussare la porta e attendere.
Attendere che qualcuno sposti la sedia messa per bloccarla.
Perchè ha decretato che è l’unico modo per non far entrare “spifferi“.

Io sono bassa, alta in confronto a lei, un metro e sessantacinque.
Sono formosa, coi miei chili in più.
Con 6o gradi all’ombra mi metto un vestitino e respiro.
Nel mio open space sono quella che fa casino.
Stamattina invece di dire “Sesto San Giovanni” mi è scappato un “sesso San Giovanni”
I miei colleghi ancora ridono.
Se c’è un commento da fare sulla taglia di un reggiseno, dopo una riunione, i colleghi vengono da me per sapere la mia opinione.

Ogni tanto io e Lei ci incrociamo in corridoio. O nei bagni.
Lei mi guarda cercando di comprendere a che specie di essere vivente appartengo.
Io la osservo come un gatto. Devo ancora decidere se è commestibile o ci devo solo giocare un po’.

Gatto_si_lima_le_unghie

Pausa caffè #MomentiCulturali

Collega 1: “No ma hai presente? Come quando erano nel bosco…
Collega 2: Silenzio
Collega 1: “Eh il film non è la stessa cosa del libro
Collega 2: “Eh già
Collega 1: “Perchè poi il libro è più lungo
Collega 2: Silenzio
Collega 1: “Hai presente poi , come quell’altro libro. Coso, come si chiama? Quello che ..” e la frase rimane sospesa nell’etere.
Collega 2: Silenzio
Collega 1: “Si insomma anche quello, poi il film mi è piaciuto
Collega 2: “Eh si
Collega 1: “Quando lessi il libro e poi vidi il film, eh tutt’altra cosa
Collega 2: “Eh già

Ho nausea. Mi gira la testa.