Famiglie orripilanti

Quasi un anno fa qualcuno gettò uno scricciolo peloso e miagolante, magro magro maaaagro, nel mio giardino.
Io e Puffetta decidemmo di tenerla, si perchè lo scricciolo si scoprì essere una femminuccia.
Avvisammo i vicini di casa di non preoccuparsi se vedevano il gattino perchè lo adottavamo.
Nel condominio, a parte due famiglie, tutti hanno un gatto per cui furono entusiasti.
Tranne lei.
La mia dirimpettaia, anche di giardino.
Non voleva che il gatto si avvicinasse a casa sua perchè il marito è allergico.
La cosa poteva essere anche accettabile se non fosse che anche la sua amica, nonché condomina, possiede un gatto che passeggia bellamente per i corridoi e per i giardini.
Ma si sa i gatti delle amiche sono diversi, e il marito avrà un’allergia selettiva.
Per non fare questioni, e per esser sicura che non fanno del male al gatto, decido di non farla uscire.
Provvedo a creare una zona sicura, comprando l’apposita rete, e sistemo la terrazza.
Tutti i vicini contenti. Ho avuto anche un paio di visite dalla palazzina accanto che volevano copiare l’idea. Potevo far pagare il biglietto e recuperare i costi.

Il 25 aprile sono in giardino a fare due lavori e spunta la vicina no gatti no party che mi chiede come mai tengo il gatto in casa, “hai paura che te lo rubano?
La mia risposta sarebbe stata un pugno sul naso, ma poi ho pensato che forse è bipolare e che magari poverina è solamente malata. Percui non ho risposto e ho fatto finta di non vederla.

Sabato mattina torniamo da piscina e com’è , come non è, nell’entrare in casa mi ritrovo due figlie.
Ma com???
E’ la bimba della suddetta vicina.
Mi volto e nel corridoio vedo il padre, con l’altra figlia, e gli faccio notare che io avrei anche da pulire casa.
Lui fugge in casa lasciandomi lì l’essere pigolante di sei anni, di cervello 3.
Del resto il buon DNA non mente.
Guardo Puffetta e le dico “state in giardino per favore” lei gesticola un ok e se la porta via.
A mezzogiorno il suddetto padre suona il campanello.
Senza un grazie, un buongiorno, un vaffanculo, si recupera la figlia.
Almento tenta.
Perchè lei inizia a sbraitare, piangere, a buttarsi per terra perchè a casa sua non vuol tornare.
Eh beh anch’io lo farei al suo posto.
In mezzo a questa sceneggiata scorgo il gatto che punta la porta aperta.
Parlando, con tono normale, le dico: “No, tu non esci. Seduta
E il gatto si siede.
E il padre snaturato muto.

Ieri sera avevo gente a cena. Puffetta e la sua amica in cameretta a giocare.
Ore 21. Suona il campanello.
Corridoio buio.
La bimba, tipo la piccola fiammiferaia.
Avrei ospiti” accenno.
Lei fa per piangere.
I genitori non si vedono.
La faccio entrare e chiamo Puffetta.
La bimba sparisce in cameretta.
Si accorge di non essere al centro dell’attenzione e, grazie al cielo, se ne va per conto suo.

Adesso si accettano consigli fantasiosi ed estremamente ironici su come tener lontana certa gente senza ferire una bimba che ha avuto la sventura di nascere in quella famiglia orripilante.

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L’arte di fallire ed essere felici

In questo periodo dove il fallimento, i “no”, e le difficoltà sono concepiti come disgrazie che portano l’essere umano alla distruzione, di se stesso o altrui, una leggera farfalla attraversa la Vita.

Puffetta. 9 anni.
Campionato di pallavolo.
Perdita schiacciante.
L’allenatore rimprovera tutti i bambini.
Severamente.
Chi torna dalla mamma piangendo.
Chi arrabbiato se la prende con istruttore, compagni, nazione, universo.
Chi zitto zitto, mogio mogio si avvicina alle tribune.
Mia figlia arriva saltellando tutta contenta.
Mamma mi dai l’acqua?
Ma Puffetta, G. vi ha sgridato?
Si mamma, ma non è un problema. Una volta si vince, una si perde. Oggi era una giornata no
ah

La sera la chiama il babbo.
Puffetta come è andata la partita?
Bene. Abbiamo vinto ZERO partite

Puffetta sarà un santone da grande. Sicuro.

Non appartengo a questa società Trump-ista

Non ce la faccio, più il tempo passa e più mi accorgo di alienarmi  da questa società.
A scuola hanno spiegato ai nostri bimbi che sul terreno argilloso crescono facilmente le piante (sarei interessata a confrontarmi su come coltiva la cannabis l’insegnante)
Che i mirtilli crescono a tremila metri e non vi tedio sull’oscenità che ho letto sulla pangea.
Quando questi piccoli dettagli, insignificanti ovvio, sono stati fatti notare alle insegnanti hanno risposto con un “oh ma l’ho scaricato da internet e non ci ho fatto caso, dite ai vostri bimbi di studiare sui libri”
Grazie. Lo dico già da sola a mia figlia di studiare sui libri. Ho ancora gli incubi per ciò che ho letto, figuriamoci se lo sento ripetere dalla sua vocina. Potrei avere l’orticaria.
Ma vi rendete conto che siete educatrici? Non occupate quella sedia solo per lo stipendio, avete in mano le basi culturali di molti bambini che purtroppo a casa non hanno la possibilità di espandere i propri orizzonti.
Ho sempre creduto di avere una base culturale bassa, quasi mi vergognavo a confrontarmi con le persone.
Io che invece delle favole disney a mia figlia racconto dell’amore di Ulisse per la sua Itaca (perchè lui aveva sposato la sua terra mica Penelope)
La storia di Atena nata dalla testa di Zeus e dell’amore complicato di Eros con Psiche.
Sto iniziando a pensare di non essere così culturalmente ignorante …

Oltre a questa oscenità culturale, che già di per sè è veramente penosa, vengo a sapere che un insegnante ha strappato il disegno di un bimbo solo perchè aveva scritto al compagno “da grande vengo a vivere con te”.
Qui la mia alienazione alla società ha raggiunto i massimi livelli.
La situazione, grazie al cielo, è stata presa in mano da psicologi e genitori e non so come è finita.
Ma resta il segno. Forte. Indelebile. Inacettabile.
Mi rifiuto di appartenere a questa società Trumpista.
Voglio l’amore per la cultura, le belle arti, l’accettazione e la tolleranza.

Se i nostri figli devono essere educati da tanti Trump allora non ci sto.
Continuerò la mia lotta solitaria, ma non accetterò mai che mia figlia venga plagiata da tanta ignoranza.
Ma temo per un futuro di Trumpisti.

Zia Assunta e i miei pericolosi cuccicoli

Pronto?
Mi risponde una voce maschile.
Salve è l’albergo XX di Varazze?
Si certo
Salve ho appena fatto una prenotazione su booking e nel profilo specificate che accettate animali domestici, avrei un gatto e due cavie (che però stanno nella loro gabbietta). E’ un problema?
No signora, si figuri. Attendiamo lei e i suoi cuccioli

Così partiamo destinazione mare.
Sabato all’arrivo trovo il signore con cui ho parlato al telefono. Ci registriamo. Ci sistemiamo. Tutto ok.
Domenica mattina a colazione trovo la madre.
Avete presente zia Assunta di tata Francesca?
Uguale. identica.

Ci chiede se vogliamo la pulizia della camera.
Le rispondo: “Guardi, partiamo domani mattina. Preferirei di no perchè temo che il gatto si spaventi e scappi
Avete un gatto? Io odio i gatti. Se lo sapevo non vi facevo venire
A dire il vero ho parlato con, credo suo figlio, e ha detto che non c’erano problemi
Ci credo. Loro hanno un gatto in casa.
Nel frattempo guardo Puffetta e prego in aramaico che non salti fuori a dire che abbiamo pure le cavie in camera.
Mi vedo già lei, nella sua innocenza, dire “abbiamo anche due porcellini d’india” e la sciura che sviene pensando che teniamo due maiali in camera.

Non so quale divinità sia intervenuta, ma incredibilmente Puffetta è stata zitta.
E noi abbiamo segretamente tenuto in camera dei terribili roditori….

Il mio terribile gatto seduto sulla Gabbia di Greta e Oscar.

La prossima volta telefonerò chiedendo se posso portare il mio dolce e tenero Diavolo della Tazmania

Candid Camera

Stamattina in ufficio. Persone presenti: io, una mia collega e un mio collega.
Open space ancora deserto.
Sistemo un paio di documenti e prima di andare in riunione dico alla mia collega:
Guarda stamattina sarò in riunione tutto il tempo, se per caso …
lei inizia ad urlare: “Io non sono tenuta a sapere quello che fai o non fai , per le prossime volte fammi la cortesia di non riferirmelo più
E continua a parlare alzando il tono di voce.
Il mio collega ad un certo punto interviene facendole notare la mancanza di educazione.
Niente imperterrita continua il suo show.
Io nel frattempo mi sono messa a guardare il cellulare ignorandola.

Un paio di sere fa passa un vicino di casa a ritirare dei documenti.
Un ragazzo sempre garbato ed educato.
Mi chiede “Ma tu col nuovo vicino ci parli?
Oddio. E’ qui da un anno (e il termine nuovo mi sembra un po’ fuori luogo) e sinceramente non ricordo nemmeno il nome.
Guarda, solite conversazioni di cortesia se ci incrociamo sulla scala. Perchè?
Perchè ho litigato con lui. Voleva rubarmi il gatto. L’altro giorno è saltato sul suo balcone e lui e la figlia hanno iniziato a coccolarlo e lui mi ha detto << adesso vedrai che non vuole più tornare e rimane con noi>>. Gli ho detto di lasciare stare il mio gatto che altrimenti gli spacco la faccia
Laura zitta…stai zitta… non fare nessuna espressione..rimani impassibile..se si inkazza per una battuta figuriamoci se gli fai notare che è un deficiente….
Lui continua “E poi ha delle ciotoline piene di briciole sul balcone.
Eh si, quello lo so. Ha visto la pallina di semi sul mio albero e mi ha detto che lo fa anche lui per gli uccellini
Non è vero! Io lo so che lo fa per catturare i gatti dei vicini
Su un balcone. Al terzo piano.
Certo.

Vi prego dite che mi state riprendendo. Che tutto questo non è reale. E’ una candid camera. Vero?

Messico e nuvole

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Un giorno come tanti. In pausa pranzo sbircio il mio profilo su linkedin e trovo un messaggio di una società di reclutamento personale.
Mi invitano ad inviargli curriculum e successivamente mi fissano un appuntamento presso di loro.
Ma sì…andiamoci.

Mi siedo in questo ufficio che magari voleva unire il moderno con mobili d’epoca, ma sono riusciti solamente a dare l’impressione di aver rovistato in una discarica.
Tralasciamo il dettaglio.
Attendo 40 minuti.
La mia pazienza vacilla.
Arriva un ragazzo che si presenta dicendo:
Buongiorno, sono laureato in psicologia e non so nulla di informatica
Ottimo. Di cosa parliamo?
Mi fa vedere delle macchie e io le dico che immagini vedo?
Lo guardo costernata per un po’. Poi gli suggerisco un
Senta se mi indirizza  su che tipo di cliente si tratta, almeno parlo delle esperienze simili
Eh? che dici? Dai su.
Mi parla di transazioni monetarie. E quindi gli racconto del mio passato in banca e in assicurazione.
Ovviamente tralasciando i dettagli tecnici, tanto di informatica non sa nulla …..
Mi conferma che il profilo (quale??) va bene per il cliente. Quindi mi ricontatterà per un colloquio tecnico.
Interessante. Contratto offerto? Di cosa parliamo? Chi sta cercando il suo cliente?
Al colloquio tecnico le diranno
Ah

Sento la mia amica per raccontare l’accaduto. Certe assurdità vanno condivise immediatamente.
Sa’ ho fatto il colloquio con uno psicologo!
Oh poverino, lui come sta?

Il giorno dopo sono in riunione. Ricevo una loro chiamata. Sgancio.
Richiamano. Sgancio.
Richiamano. Sgancio.
Ecco per 5 volte.
Li odio già.

Finita la riunione li richiamo. La segretaria mi dice
Ho capito che non poteva rispondere e le ho mandato una mail
Alla quinta volta? Tesoro che capacità deduttiva avanzata. Un genio proprio. Guarda lì sei sprecata. Credimi.
Mi può dire cosa riguarda? Non sono davanti ad un pc
Si, ecco il cliente le ha fissato un colloquio per domani e si tratta un test di un ora e mezza
Adesso ti uccido. Ho deciso.
Le spiego: io LAVORO, non posso dire oggi per domani che non ci sono. Devo garantire la mia presenza in questi giorni. Può spostarlo?
Si certo. Le manderò una mail, non le telefono più così non la disturbo
Brava!!!
Un’ora dopo suona il telefono.
Guardi le ho inviato la mail
Tesoro. Io ho fatto il colloquio con lo psicologo. Ma tu hai bisogno di uno psichiatra che ti prescriva qualcosa di forte. Credimi.

Alla fine decido di andare a conoscere questo cliente. Magari è l’agenzia di reclutamento che è pessima.
Di certo la sera alle 17 non ho proprio voglia di fare un test di un ora e mezza, dopo una giornata di lavoro e di treni orripilanti, ma vediamo che offrono.
Avviso il mio capo, con cui ho un ottimo rapporto, che mi dice: “Ma loro lo sanno che sei tu che stai andando a fargli il colloquio?

Arrivo in zona Naviglio Martesana. Saluto una pantegana con cappotto di Luisa Spagnoli e borsa di Gucci ed entro in questo palazzo.
Chiedo informazioni al portinaio che mi spedisce al primo piano.
Si apre l’ascensore e…
Un corridio e delle porte a vetri.
Sbircio dentro e vedo solo corridoi lunghi e grigi.
Poi mi accorgo che in alto vi è un citofono con una targhetta di plastica.
Suono.
Se ero alta un metro e cinquanta lì non ci arrivavo.
Non risponde nessuno.
Dopo un po’ si sente scattare la porta.
Entro e mi fermo in attesa.
Il nulla.
Corridoi lughi, stretti, grigi, porte chiuse.
Ad un certo punto appare davanti a me una ragazza.
Dopo le presentazioni mi dice
Aspetti qui
E mi ritrovo in piedi accanto al boccione dell’acqua, sempre in un corridoio grigio.
Stavolta però ci sono aperte delle porte.
Sbircio.
Stampante per terra. Fogli impilati sopra.
Tazze sporche di caffè ovunque.
Polvere che gioca ad acchiaparella.
Inizio a pensare alle mie salviettine di lisoform nel cassetto della scrivania in ufficio.

Ritorna la ragazza con un signore ciciottello che ricorda gli orsetti del cuore.
Mi invitano a fare il test.
No. Prima mi spiegate che figura cercate e quale contratto offrite. Perchè non mi è stato spiegato nulla
oh
Mi chiedono di accomodarmi in una saletta, prima ho la brutta, bruttissima, orripilante, idea di andare in bagno.
Pile di vassoi con tazze da té sporche ovunque.
Persino appoggiate sullo sciacquone.
Inizio a controllare se per caso non ci sono scarafaggi che corrono.
Entro nella sala riunioni immaginandomi armata di vaporetto.
Mi siedo contro voglia.
Mi illuminano dicendomi che il loro team informatico si trova in Messico.
Che parlano solo spagnolo (ho mai detto di sapere lo spagnolo? Ovviamente no).
Gli faccio notare che sarebbe impossibile lavorare se non c’è modo di capirsi, sopratutto in ambito monetario. Si parla di interessi, provvigioni, chiusure, bilanci, titoli. Insomma non sono argomenti semplici già quando si parla la stessa lingua. Figuriamoci così.
Loro insistono perchè io gli piaccio. E certo. Non ho dubbi. Ma voi non piacete a ME.
Puntano sul contratto.
Mi offrono contratto del commercio, 1800 netti, per lavorare 7 giorni su 7, 24 ore al giorno senza reperibilità. Perchè devi gestire il team del Messico, ovviamente. Coi fusi orari…..
Li guardo allibita. Non stanno scherzando. Non era una battuta.
Mi dicono: “Vuole fare il test?
Certo come no.
Sono praticamente scoppiata a ridergli in faccia.
L’orsetto mi saluta e mentre fuggo si lamenta che non trovano nessuno.
MA DAI??????

Mentre mi incammino verso la metro chiamo il mio capo: “Avevi ragione tu. Sono io che ho fatto il colloquio a loro
Ti conosco troppo bene

E che l’ansia sia con voi…

Mannaggia a te! Vieni qui! Vieni qui! Porca paletta adesso perdo il treno! Ohh arrangiati!
Così esci di casa un po’ arrabbiata col tuo gatto che si è rifiutato di darti quel bellissimo pezzo di frangia della copertina di pile che è riuscito a staccare durante la notte.
E che stava tentando di ingoiare con caparbietà assoluta.
Manco fosse un pollo allevato a terra e nutrito di soia bio.
Arrivi in stazione con un pochino d’ansia.
E se adesso lo ingoia e soffoca?
Ma va! Cosa penso. Mica è così pirla.
Però in treno mi avevano raccontato di quel gatto soffocato con un elestico per capelli.
Ma dai cosa vado a pensare. Cenere ingoiava uccellini interi con tanto di becco!
E se adesso sta rantolando perchè non riesce a respirare?
Perchè devo essere così tragica! Stasera torno a casa e sarà sanissimo.

Scendo al treno a milano.
TU TUUU TU TUUU
Pronto?
emmmm mamma scusa…devi uscire stamattina?
No, ma hai bisogno?
Ecco… non è che passeresti a casa mia a controllare se il gatto è ancora vivo?

Eh ninete non ce la posso fare.
Comunque il gatto sta bene.
Stava giocando con la pallina.

Ricoveratemi.