Subconscio creativo

Il mio castello è sotto assedio.
Lo osservo. E’ tutto bianco, le vie del paese ricordano Santorini e si affaccia sul mare.
Devo dire che è proprio un bel castello. Mi piace molto.
Ma è sotto assedio.
Decido di chiedere aiuto ai draghi.
Ne giungono quattro: uno d’oro, uno verde, uno blu e uno rosso.
Assumono sembianze umane.
Il drago d’oro mi ricorda un po’ Mastro Lindo.

Caro il mio subconscio bello, che in tempo di crisi ricordi che dentro di me ho la forza per fronteggiare tutto.
Pure con Mastro Lindo al profumo di limone.
E non si scherza mica, con tutte quelle case bianche, bisogna tener pulito eh.
Il mio bel castello, marcondirondirondello, mica si può sporcare!

Annunci

Io beh ma anche voi mah!

Una bella mattina di fine autunno la società che ci  subappalta presso il cliente ti avvisa che la tua società ha deciso lo smartworking per tutti, a tua insaputa ovviamente.
Ma non dovrebbe essere volontario? Non dovrei firmare qualcosa?
Nel mondo perfetto sarebbe così.
Confrontandomi coi pendolari miei compagni di sventure scopro che la moda di molte grandi società è questa: fingere che sia volontario e farti firmare con la pistola puntata alla tempia.
Ahhh il meraviglioso mondo.
Che diciamolo, lavorare da casa non sarebbe male se non scomparisse la trasferta. E poi la DSL me la pago io? La corrente?
Il telefono?
Mah chissà… qualcuno ha detto qualcosa?
Ovviamente no.

La cosa più triste è la guerra tra poveri.
Vedi colleghi rinfacciarti “a te toglieranno meno che a me
e perbacco che novità! Ma per ventanni bello mio hai avuto un sacco di privilegi che noi nuovi arrivati non abbiamo mai visto.
Tipo supermercato pagato, rimborso pranzo e cena, rimborso del viaggio più i soldi della trasferta…
E ovvio che perdo meno di te, non le ho mai avute queste cose!
Ma lasciamo perdere, tanto con i punti esperienza accumulati nel corso degli anni si acquisisce la capacità ignorare certi commenti inutili e poco intelligenti.

Per rilassarmi in pausa pranzo decido di andare a fare un giro ai mercatini di piazza Gae Aulenti, ma scopro che non ci sono. Il proprietario della pista di pattinaggio si sfoga con me per i soldi persi a causa del comune che non ha preparato nulla.
I commercianti che hanno pagato, cara vista la zona, un posto per vendere nelle casette di legno si sono ritrovati spiazzati.
E ora? Inizieranno le pratiche di richiesta di rimborso…

Insomma vedo che in ogni ambito lavorativo la situazione è la stessa.
Un grosso ed enorme BAH! Decorato con tanta incompentenza e prepotenza.

Lei si deve rilassare

Dottore: “Allora per i suoi problemi dovrebbe anche aumentare l’attività fisica e diminuire lo stress

Sabato mattina: piscina.
Mi devo svegliare presto, vestirmi e prepararmi in tempo record con Puffetta che inizia il corso prima di me.
E ovviamente finisce anche prima di me.
Fino ad oggi ha atteso vicino alla mia borsa quei 10 minuti di diversità tra i nostri due corsi. Chicchierando con le sue compagne, con una nonnina di 5 nipoti che conosciamo da una vita, e una mia amica che inizia il corso dopo.
Da inizio mese c’è una nuova regola, siccome sono successi dei disordini a causa di alcuni bambini che attendevano la fine del corso delle mamme: da soli non possono più stare.
E quindi? Devo lasciare il mio corso ben 10 minuti prima.
Quindi ora la piscina non è più un antistress. Devo controllare l’orologio!

Un giorno da settimana, che cambia continuamente in base alle esigenze di Puffetta, lavorative, alla voglia di portarci a casa del macchinista del treno, agli scioperi, e alla mia salute mentale: Pilates.
L’istruttore, son figo son bello, mi guarda mentre faccio un esercio. Si avvicina. Scuote la testa e mi chiede: “Quando hai il massaggio fisioterapico?

Mercoledì:  in pausa pranzo massaggio fisioterapico (ovviamente se non mi mettono una riunione a mezzogiorno che va tanto di moda ormai…)

Venerdì scorso mi sveglia prima delle 6 il gatto che mi balza in testa, e mentre sto per borbottare un rimprovero ho l’illuminazione divina: ma dovevo lasciare l’auto per il cambio gomme!

Mi alzo, mi vesto in tempo record. Lascio Puffetta nel suo mondo dei sogni.
Scendo nel box, carico le gomme da cambiare. Risalgo.
Sfamo lo zoo di casa. Sveglio Puffetta.
Le preparo la merenda.
Prendo la mia schiscia la infilo in borsa.
Corriamo verso scuola.
Corro verso il meccanico.
Gli lascio l’auto e mi incammino a piedi verso la stazione.
Ovviamente perdo il treno.
Arrivo in ritardo al lavoro e non riesco nemmeno a togliere la giacca che sono già rapita nell’ennesima emergenza salviamo il mondo.
Perchè ovviamente per il cliente “tutto è una crisi esistenziale

Ecco.
Ora non capisco perchè nonostante piscina, pilates e i massaggi, in questi giorni soffra di dolori alla sciatica.
Dottore dobbiamo parlare, qualcosa non funziona.

Pendolarismo

Cartoons by Ron Leishman

Il pendolarismo è una malattia che se la conosci la eviti.
Purtroppo molte persone ne sono soggette.
Implica svegliarsi all’alba, infilarsi i biscotti in bocca tipo criceto e ingoiarli con un sorso di tè mentre ti vesti.
I più fortunati riescono a fare colazione al bar.
Bisogna essere pronti e svegli da subito.
Guidare come sul circuito di formula uno e correre i cento metri dopo aver parcheggiato l’auto con la convinzione che fosse Kit e facesse tutto da sola.
Pregare che le porte del treno si fermino davanti a te e saltare su, nella ressa, cercando di individuare un posto a sedere in pochi secondi perchè altrimenti è già perso.

La donna umans pendolaris è l’emblema dell’organizzazione.
Si porta da mangiare da casa, la così detta schiscia di noi gente del nord, perchè così la pausa pranzo può essere utilizzata per la spesa, farmacia, banca, posta e controllare il registro scolastico on line, fare acquisti su amazon.

Ecco perchè la donna umans pendolaris, quando iniziano a fissare riunioni sempre a mezzogiorno, diventa seriamente aggressiva.

Ogni riferimento a presone, luoghi e situazioni è puramente casuale.
Pertanto se dopo la prossima riunione fissata a mezzogiorno vi trovate l’auto rigata sappiate che non sono stata io…..

Io speriamo che me la cavo

Diciamolo: ho seri problemi ad approcciarmi agli insegnati moderni.
Puffetta va alle elementari.
Da quest’anno hanno proibito di portare giochi da casa per l’intervallo e la pausa pranzo, motivo?
Due bambini hanno litigato nello scambiarsi le figurine.
Adesso, non so voi, ma io ricordo vere e proprie battaglie per le figurine di Creamy. Un vero delirio per riuscire a prendere quella che brillava (quella che spesso trovavi nel tappo dello Sprint, che non ti piaceva come il Nesquik ma aveva le figurine…).
Le lacrime spese per le gomme a forma di animale o biscotto che trovavi nelle merendine (strapiene di olio di palma) del mulino bianco.
L’ora dell’intervallo era una vera guerra, di bambini ululanti e combattivi.
Mai si è sentita una maestra lamentrarsi perchè due bambini si contendevano una figurina panini.
Questi momenti erano considerati parte delle attività sociali.
Scontrarsi e litigare era considerato SANO e COSTRUTTIVO, perchè ti inseganva a RELAZIONARTI col prossimo.
Ora viene considerato FASTIDIOSO e un comportamento da reprimere.
Tanto che non si possono più scambiare figurine, o i personaggi dell’esselunga. E’ vietato.
Perchè la mestra non si vuole prendere la responsabilità di due bambini che litigano, e di contro i genitori si intromettono troppo nelle relazioni dei figli.

 

Scusi ma l’acqua santa ?

pillole di jenus

Son cresciuta in una famiglia poco convenzionale per quanto riguarda la religione.
Ho seguito catechismo mentre mio padre a casa mi faceva leggere i vangeli apocrifi, il corano e Iside Svelata di madame Blavatsky.
In famiglia abbiamo un antenato prete che fuggì con la suora e fece scalpore.
Un bisnonna considerata la strega del paese che riceveva, tra i suoi pazienti, anche il prete. E mentre lei gli curava l’artrite lui l’offendeva in chiesa.
Perchè nonostante tutto in chiesa ci si andava lo stesso.
Per cui sono cresciuta con una religione tutta mia vissuta all’interno della comunità cristiana.
Stranamente ai preti dell’epoca questa mia differenza di opinioni piaceva.
Ricordo che da piccola la costruzione del presepe era opera mia, ovviamente compito oggi affidato a ma figlia.
Il prete quando veniva a benedire casa, dopo aver annaffiato tutti con l’acqua santa, rimaneva lì a commentare minuziosamente la mia opera d’arte.

Martedì si è presentato il prete a benedire casa.
Lasciamo perdere i commenti sulla scritta del campanello, dove appaiono solo il nome mio e di Puffetta con un bel gatto nero di contorno.
Si è presentato accompagnato da un portaborse incaricato di ritirare le buste coi soldi.
Niente acqua santa.
Una preghierina al volo e quando Puffetta gli ha chiesto di benedire il nuovo arrivato in famiglia, il gattino, ha risposto:
ho benedetto casa lui è compreso
E lì ho pensato: Puffetta sta zitta mica che mi chiede un extra per il gatto.

Come cambiano i tempi…

Succede

Succede.
Succede che torni a casa un po’ trafelata il venerdì sera.
Con le borse della spesa.
Stanca della settimana appena passata.
Stressata dalla convivenza forzata di otto ore in un open space urlante e nevrotico.
Succede che appoggi la borsa della spesa e le due poltrone culone (i nostri porcellini d’india) capiscono subito che lì c’è l’amata insalata e iniziano a pigolare, saltellare e fare le fusa (si fanno le fusa come i gatti, anzi un po’ più rumorose).
Succede che apri le persiane prima di toglierti la giacca e lo senti.
Un miagolio.
Il primo pensiero va alla gatta della vicina. Magari si è fatta male.
La chiami e non arriva.
Allora senti la vicina e niente: la miciona in questione è in casa che ronfa.
Il miagolio continua e non puoi rimanere indifferente.
Inizi ad indagare e trovi un soldo di cacio grande quanto il tuo pugno chiuso che piange terrorizzato.
Oddio hanno abbandonato un gattino nel mio giardino.
Dopo vari tentativi, e un etto di prosciutto cotto appena comprato, riesco a chiudere in casa il gattino e gli faccio un paio di foto.
Giro tra tutti i miei contatti per capire di chi sia.
Alla fine si scopre che è di una signora che ha dei gatti, in stato di abbandono , nel suo giardino.
A quanto pare il sabato mattina, mentre sono in piscina, la suddetta signora viene a recuperare il gattino sperduto.
Ma….
La sera il gattino magicamente ricompare nel mio giardino.
Eh niente…
Che fare?
Vuoi avreste mandato in un gattile un piccolo soldo di cacio con questi occhioni?


Ecco appunto….
Vi presento Selvaggetto.

La mia casa sta diventando una riserva faunistica.