Archivi

Pendolarismo

Cartoons by Ron Leishman

Il pendolarismo è una malattia che se la conosci la eviti.
Purtroppo molte persone ne sono soggette.
Implica svegliarsi all’alba, infilarsi i biscotti in bocca tipo criceto e ingoiarli con un sorso di tè mentre ti vesti.
I più fortunati riescono a fare colazione al bar.
Bisogna essere pronti e svegli da subito.
Guidare come sul circuito di formula uno e correre i cento metri dopo aver parcheggiato l’auto con la convinzione che fosse Kit e facesse tutto da sola.
Pregare che le porte del treno si fermino davanti a te e saltare su, nella ressa, cercando di individuare un posto a sedere in pochi secondi perchè altrimenti è già perso.

La donna umans pendolaris è l’emblema dell’organizzazione.
Si porta da mangiare da casa, la così detta schiscia di noi gente del nord, perchè così la pausa pranzo può essere utilizzata per la spesa, farmacia, banca, posta e controllare il registro scolastico on line, fare acquisti su amazon.

Ecco perchè la donna umans pendolaris, quando iniziano a fissare riunioni sempre a mezzogiorno, diventa seriamente aggressiva.

Ogni riferimento a presone, luoghi e situazioni è puramente casuale.
Pertanto se dopo la prossima riunione fissata a mezzogiorno vi trovate l’auto rigata sappiate che non sono stata io…..

Annunci

La mia super autostima

Normalmente le donne hanno seri problemi con la propria autostima.
Ci svegliamo convinte di essere super belle e durante il tragitto dal letto al bagno passiamo in diversi stati:
Oddio sono orribile come posso uscire così.
Dai oggi sono accettabile.
Madonna che faccia! E i capelli!!
Devastante, non si vede nemmeno il giro vita. Sono obesa
Non mi ama nessuno perchè sono cessa.
Però ieri un tizio mi ha fatto i complimenti per strada, quindi non sono così male.
E così via in eterno.

Ecco, ora vi presento la mia autostima.

Sabato mattina al rientro da piscina parlando con un mio amico:
Ero talmente intontita dalla cervicale che sono andata in piscina, con pargoletta al seguito, senza nemmeno guardare cosa indossavo. Uscita dagli spogiatoi, coi capelli a criniera di leone ( il magico phon delle piscine ) mi sono ritrovata al centro dell’attenzione di due padri
Avranno apprezzato
Ma vaaaa… ho notato che indossavo la maglietta con la tigre. Non capisco che ormoni vi scatenino in voi i grandi felini
Secondo me non guardavano la maglietta. Hai mai pensato che potessi piacere tu?
Ahahahahahahahahahaha hai fatto la battuta? Su dai siamo seri
La tua autostima andrebbe brevettata, poi prodotta industrialmente e distribuita ad un sacco di donne che conosco e che ne avrebbero bisogno

Ieri arrivo in ufficio, la mia collega:
Che merda di pantaloni indossi oggi
Per la cronaca ero vestita così:

 

Tranne la maglietta ovviamente, il rosso mi fa sentire troppo Gabibbo.
Non potendo rispondere a tono, essendo mio superiore, incasso.
La mia super autostima ovviamente fa scintille.

 

Fino a stamattina.
La suddetta collega mi confida che il suo comportamento aggressivo e distruttivo, che si evidenzia ogni tanto, è dovuto ad una sua insicurezza.
E’ un meccanismo di autodifesa che si scatena nel momento in cui mi sento insicura. Ne sono consapevole ma non riesco a controllarlo.

Mai mi sarei aspettata una tale confidenza.
Sappiate ora che la mia autostima è un po’ confusa, ma nel frattempo sta mettendo i cerottini perchè si è convinta che forse, ma forse forse, ha ancora una speranza con me.

Sono nell’Altrove

Ieri sera mi fermo a rinnovare l’abbonamento in piscina, mio e di mia figlia.
Prendo il numerino e scopro con orrore che:

Vabbe mi metto l’animo in pace e attendo.
Entra un gruppo di 5 signore. Più o meno avranno la mia età, ma mia mamma è molto più giovanile di loro.
Accalappiano il ragazzo del servizio informazioni.
Giunge il mio numero e loro sono ancora lì.
Sento una di loro chiedere “possiamo fare una visita guidata agli spogliatoi?
Il ragazzo, con una calma da premio nobel, risponde:
Hanno le piastrelle, le docce, le cabine e le panche come ogni altro spogliatoio, durante i corsi non posso farvi entrare
Allibita per la richiesta delle sciure esco un po’ frastornata e intanto prego che non si iscrivano al mio di corso.

Oggi in pausa pranzo scendo al supermercato vicino all’ufficio a prendere qualcosa da mangiare.
Mi metto in coda alla cassa.
Arriva un signore anziano col bastone e la borsa piena di acquisti, mi dice:
Si sposti!
Lo guardo e gentilmente gli faccio notare che sono in coda.
Risposta: “Non me ne frega un kazzo” e alza il bastone in aria.
Tutta la fila si sposta e lo lascia passare.
Tutti muti. Si spostano come l’acqua quando lanci un sasso.
Cambio cassa.
La signora davanti a me mette nei sacchetti, con caaaaaaaaaaaaaaaalma, la spesa.
Quando giunge l’ora di pagare lascia tutto lì: borse, portafoglio, borsetta, e sparisce nei viali del supermercato.
Io allibita guardo il cassiere e gli chiedo:
Ma i vostri clienti sono tutti così?
Lui bianco da madonninamiamangiaunpodicarnecheseisciupato, occhi grigi senza colore, mi riponde:
Signora qui consideriamo strani quelli normali

O questa è una candid camera o inizio terribilmente a pensare di essere fuori posto.
Oppure sono in un universo parallelo. O in un racconto di S. King!
Aiutatemi.

 

ps: il titolo del post è una citazione tratta da un romanzo di S. King La storia di Lisey.

Credevo che oggi fosse giovedì

Da sabato sono ufficialmente in ferie, ma il mio unico neurione ha deciso di scioperare per sfruttamento.
Non riesce più a tenere a mente nulla e nemmeno a sopportare i colleghi di ufficio.
I soliti difetti comportamentali, che durante l’anno vengono egregiamente ignorati e accettati con un sorriso, ora sono diventati insopportabili.
Appena si avvicina qualcuno alla scrivania il mio senso di fastidio e disagio sale ai massimi livelli.
Non vi dico la gioia di fare riunioni su riunioni per organizzarsi i lavori di settembre. Sto in estasi ogni volta. Mi sveglio ogni mattina pensando “che bello! anche oggi una riunione! Evvai!”
Sono proprio felice quando suona il telefono.
Ogni volta che arriva una mail faccio la ola e mi alzo in piedi eseguendo la danza della vittoria.
Mi commuovo quando timbro l’ingresso al mattino.
Adoro poi condividere il mio viaggio coi pendolari.
Insomma sono proprio serena, felice e rilassata in attesa di mettere i miei piedini nell’acqua salata.
Ah si, unica pecca questo sfogo alla base del collo.
Il dottore dice che non c’è da preoccuparsi. E’ solo eritema da stress.
Stressata? Chi io?
Ma va!!!!

Quello che non dicono

Quello che non dicono lo percepisci, dalla postura del corpo. Dalle parole, dal modo di imporsi mentre parlano.

Arrivano e si comportano da padroni, come se anche la società del cliente fosse loro.
Eppure sono consulenti.
Il cliente dice “state tranquilli, tanto non cambierà nulla. E’ solo l’ennesimo subappalto.
Certo.
Lo puoi dire ai miei colleghi che non hanno mai vissuto la realtà del consulente informatico che si fa 3 mesi da un cliente e 4 da un altro.
Loro ci credono.
Credono a tutto ciò che gli dici, perchè sono qui da 20 anni e considerano questa la loro azienda.
Sono stata in subappalto in quasi tutti i miei lavori da consulente.
La diversità la noti subito.
Qui qualcosa non va.
E’ un gioco politico.
Se ne sente l’odore a distanza.
E in questi giochi non conta la tua esperienza o le tue capacità lavorative.
In questi giochi sei solo una pedina senza nome.

Passano i mesi e tu piccola Cassandra li osservi senza poter dire o fare nulla.
Anzi, un dirigente, sentendo i tuoi dubbi ti convoca in privato per rassicurarti.
Certo.
Però lo senti che nasconde qualcosa.
Lo vedi dal movimento delle mani che ciò che dice è in contrasto con ciò che pensa.
Ma sorridi e lo tieni per te.
Poi un signore viene sostituito nell’altro ufficio.
Poi un altro.
Lo sai come funzionano queste cose.
La società di subappalto farà qualche offerta a qualcuno e qualcun altro lo lascerà a casa.
Siamo tutti consulenti, vero, si andrà da un altro cliente.
Certo.
Per chi ha skill ed è giovane.
Ma tutti questi consulenti over 50?
Che ne sarà di loro?
Cassandra , Cassandra…
e intanto loro credono a quanto gli propina il cliente, che con un sorriso e una pacca ti fa credere di esser tuo amico.

Non credevo di vedere tanta ingenuità tutta insieme.

autostima esagerata

Cammino nel cortile del cliente presso il quale lavoro, davanti a me tre sciurette non più giovincelle che conosco di vista.
Una di queste inizia a parlare di un ragazzo del bar che frequento.
Eh ma l’hai visto? E’ EVIDENTE, che ci sta provando
Si ridicolo, potresti essere sua mamma

Io, pochi passi dietro di loro, rimango senza parole.
Lo conosco bene quel ragazzo. E’ solare, socievole e simpatico.
Da confidenza a tutti subito.
Ma questo non significa che ci sta provando.
E’ semplicemente il suo carattere.

Queste tre sciure, col vestito giallo a fiori rossi e abbronzatura da ibiza, avrebbero bisogno di una revisione alla propria autostima.

Il ritorno

Ci sono.
Finalmente il periodo critico lavorativo è passato e posso riprendere un tran tran più tranquillo.


Peccato che tutto questo spremere di meningi ha esaurito il mio piccolo mini neurone solitario tanto da non riuscire più a formulare frasi di senso compiuto.
Ad esempio:
Al ritorno dal caffé con collega mi saluta una signora per strada, calorosamente. E cavolo non mi ricordo chi sia.
Ad un certo punto esclamo: “ah si ora ricordo! E’ la MARITA di X”

Ho esordito, in una riunione telefonica, con un “Si perfetto! Così tagliamo le gambe al toro” e per fortuna mi sono fermata solo a quelle……

e così via…
Insomma ho proprio bisogno di ferie, mi sento un po’ Dory adesso


Cosa stavo dicendo?