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Quello che non dicono

Quello che non dicono lo percepisci, dalla postura del corpo. Dalle parole, dal modo di imporsi mentre parlano.

Arrivano e si comportano da padroni, come se anche la società del cliente fosse loro.
Eppure sono consulenti.
Il cliente dice “state tranquilli, tanto non cambierà nulla. E’ solo l’ennesimo subappalto.
Certo.
Lo puoi dire ai miei colleghi che non hanno mai vissuto la realtà del consulente informatico che si fa 3 mesi da un cliente e 4 da un altro.
Loro ci credono.
Credono a tutto ciò che gli dici, perchè sono qui da 20 anni e considerano questa la loro azienda.
Sono stata in subappalto in quasi tutti i miei lavori da consulente.
La diversità la noti subito.
Qui qualcosa non va.
E’ un gioco politico.
Se ne sente l’odore a distanza.
E in questi giochi non conta la tua esperienza o le tue capacità lavorative.
In questi giochi sei solo una pedina senza nome.

Passano i mesi e tu piccola Cassandra li osservi senza poter dire o fare nulla.
Anzi, un dirigente, sentendo i tuoi dubbi ti convoca in privato per rassicurarti.
Certo.
Però lo senti che nasconde qualcosa.
Lo vedi dal movimento delle mani che ciò che dice è in contrasto con ciò che pensa.
Ma sorridi e lo tieni per te.
Poi un signore viene sostituito nell’altro ufficio.
Poi un altro.
Lo sai come funzionano queste cose.
La società di subappalto farà qualche offerta a qualcuno e qualcun altro lo lascerà a casa.
Siamo tutti consulenti, vero, si andrà da un altro cliente.
Certo.
Per chi ha skill ed è giovane.
Ma tutti questi consulenti over 50?
Che ne sarà di loro?
Cassandra , Cassandra…
e intanto loro credono a quanto gli propina il cliente, che con un sorriso e una pacca ti fa credere di esser tuo amico.

Non credevo di vedere tanta ingenuità tutta insieme.

autostima esagerata

Cammino nel cortile del cliente presso il quale lavoro, davanti a me tre sciurette non più giovincelle che conosco di vista.
Una di queste inizia a parlare di un ragazzo del bar che frequento.
Eh ma l’hai visto? E’ EVIDENTE, che ci sta provando
Si ridicolo, potresti essere sua mamma

Io, pochi passi dietro di loro, rimango senza parole.
Lo conosco bene quel ragazzo. E’ solare, socievole e simpatico.
Da confidenza a tutti subito.
Ma questo non significa che ci sta provando.
E’ semplicemente il suo carattere.

Queste tre sciure, col vestito giallo a fiori rossi e abbronzatura da ibiza, avrebbero bisogno di una revisione alla propria autostima.

Il ritorno

Ci sono.
Finalmente il periodo critico lavorativo è passato e posso riprendere un tran tran più tranquillo.


Peccato che tutto questo spremere di meningi ha esaurito il mio piccolo mini neurone solitario tanto da non riuscire più a formulare frasi di senso compiuto.
Ad esempio:
Al ritorno dal caffé con collega mi saluta una signora per strada, calorosamente. E cavolo non mi ricordo chi sia.
Ad un certo punto esclamo: “ah si ora ricordo! E’ la MARITA di X”

Ho esordito, in una riunione telefonica, con un “Si perfetto! Così tagliamo le gambe al toro” e per fortuna mi sono fermata solo a quelle……

e così via…
Insomma ho proprio bisogno di ferie, mi sento un po’ Dory adesso


Cosa stavo dicendo?

Stanco? No oggi no (cit.)

Ore 7.30 del mattino. Nella casa di Frettolandia.
Puffetta vuoi la mela di merenda?”
No mamma
la banana?
No
lo yogurt?
No mamma
e le ficchi in cartella il succo con un tronky. Oggi niente bio. Oggi nessun prodotto certificato dalle mamme di Perfettolandia. La sacra inquisizione-vegan mi verrà a cercare.
Ore 7.45 raggiungi la scuola per lasciarla al pre.
Arriva messaggio sulla chat di classe:
Le maestre chiedono di portare solo frutta a merenda fino alla fine della scuola
Lo sapevo. Lo sapevo, che hanno messo le videocamere in ogni casa per controllarci quando sgarriamo!
Lasci Puffetta a scuola, corri dal meccanico.
Parcheggi l’auto ed entri in modalità maratoneta, una delle quindicimila personalità che convivono con te nel tuo corpo, per riuscire ad arrivare in stazione.
Non collassi per il caldo e riesci addirittura a prendere il solito treno.
Ti auto applaudi per mezz’ora, nel frattempo speri di recuperare un colorito sano che non ricordi una fetta di melone.
Ovviamente non c’è posto a sedere.

Arrivi pimpante e fresca come una rosa, afflitta dai delicati temporali di questo periodo, in ufficio.
Entri dalla porta.
Appoggi la borsa.
Ti chiamano per una call urgente.

Non so perchè, ma mi sento particolarmente stanca.

Tranquilli tutto bene… più o meno

Venerdì sera.
Esco stravolta dall’ufficio.
Distrattamente, camminando come zombie , guardo il binario del treno.
Faccio tutto il sottopassaggio, salgo sul binario.
Pannelli dei treni non funzionanti. Salgo sul treno di destra.
Scrivo alla mia compare dove sono seduta e che stranamente sono da sola.
Solo un piccione sulla banchina che mi osserva.
Il treno parte.
COME PARTE?
E’ presto!
Perchè parte?
Vado dal controllore, lo riconosco: è il ragazzino super tatuato che non vedevo da un po’sulla mia tratta.
Lui mi riconosce, mi fissa a bocca aperta per un po’ e poi gli viene da ridere.
ODDIO ho sbagliato treno.


Scusa ma che treno è?
Bergamo
E gli scappa una risata. Si contiene. Ci prova.
E adesso come faccio?
Tranquilla ferma villapizzone
Ahh meno male
Lui ci prova a non ridere, fissa la porta.
Poi non ce la fa più e scoppia in una fragorosa risata.
Inizio a ridere pure io.
Eh niente.
Comunque oggi ho preso il treno giusto eh!!
Ce l’ho fatta!
Speriamo nel ritorno………………..

Tempo di serie A e tempo di serie B

Consulente presso il cliente.
Per contratto la tua società di consulenza prevede 2 giorni a settimana di telelavoro, ma ovviamente il cliente preferisce averti “sul posto”.
Lavori mediamente tra le 8/9 ore, mangiando alla scrivania, e ciclicamente hai un sabato al mese dove è necessaria la tua presenza.
Sei una madre single. Riesci a far anche carriera nel tuo piccolo spazio vitale. Ti premetti di fare anche sport nel tuo tempo libero e di avere una vita sociale.

Il cliente, donna e madre.
Lavora part time. Perchè lei ha i figli, tu non puoi capire, ogni giorno deve fare qualcosa.
Torna a casa di corsa perchè deve almeno lavare il pavimento prima di andarli a predere a scuola, poi lei ha da fare la spesa, da stirare, lavare, poi il venerdì ha la palestra e invece che uscire all’una e 32 mininuti, esce a mezzogiorno.
Eh non puoi capire com’è stressata. LEI.
Lavora da casa 2 volte a settimana (sempre part time).
Ovviamente quando non è presente in ufficio, oltre al tuo lavoro, devi presentarti al posto suo alle riunioni, rispondere alle telefonate e delegare responsabilità.
Il sabato non lavora. Perchè lei ha i figli.

Premetto che non desidero un part time, non l’ho mai chiesto e non mi interessa (tanto col viaggio in treno non mi cambierebbe la vita).
Lavorare da casa quando ci sono gli scioperi invece si, molto.
Smettere di farmi carico del suo lavoro quando non c’è farebbe un sacco di differenza, o almeno prendere una percentuale del suo stipendio.

Detto questo si può capire che quando mi ha proposto di lavorare tutti i sabato a giugno la mia risposta sia stata molto educata, fine e per niente sincera:
COL KAZZO!

Ansie

Laura vieni con me ad una riunione, ora?
E tu sorridi tipo paralisi mentre annuisci chiudendo la porta dietro di te. In due secondi togli giacca e appoggi borsa sulla scrivania e raccogli il primo blocco per appunti che ti capita.
Poi mentre ti incammini lungo i corridoi, rimpiangendo il caffè del mattino che non hai potuto prendere, ti sorge una piccola domanda:
Ma riunione di cosa? Argomento?
Oh niente di che. Un SAL sul progetto con le future implicazioni
Oh. bene. Magari dovevo prepararmi qualcosa.
Arrivi in questa sala all’ultimo piano del palazzo.
Visuale cinematografica su Bosco verticale, unicredit e Regione Lombardia.
Imprechi contro l’organizzazione perfetta perchè il maxischermo e la videaocamera sono già accese e ti riprendono e non puoi permetterti di scattare una foto a quel panorama.
Mannaggia.
Ti siedi e guardi lo schermo gigante che riunisce persone di tre regioni in una stanza, presto dovrai parlare e rispondere alle loro domande, senza aver preparato nulla perchè tutto è stato deciso all’ultimo, e lì l’ansia sale. Guardi la tua responsabile e le bisbigli:
Oddio, ma non si può rimpicciolire l’immagine della nostra videocamera? O almeno nasconderla così non mi vedo? Che impressione vedermi così grossa. Va che faccia. Madonna che capelli ho? Ma non mi hai detto nulla? Con sto vento dovevo almeno pettinarmi
Ebbene si.
Non vado mai in paranoia per parlare in pubblico, chiunque sia l’interlocutore, ma vedermi riflessa o ripresa questo si che ancora non riesco a gestirlo!