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L’arte di fallire ed essere felici

In questo periodo dove il fallimento, i “no”, e le difficoltà sono concepiti come disgrazie che portano l’essere umano alla distruzione, di se stesso o altrui, una leggera farfalla attraversa la Vita.

Puffetta. 9 anni.
Campionato di pallavolo.
Perdita schiacciante.
L’allenatore rimprovera tutti i bambini.
Severamente.
Chi torna dalla mamma piangendo.
Chi arrabbiato se la prende con istruttore, compagni, nazione, universo.
Chi zitto zitto, mogio mogio si avvicina alle tribune.
Mia figlia arriva saltellando tutta contenta.
Mamma mi dai l’acqua?
Ma Puffetta, G. vi ha sgridato?
Si mamma, ma non è un problema. Una volta si vince, una si perde. Oggi era una giornata no
ah

La sera la chiama il babbo.
Puffetta come è andata la partita?
Bene. Abbiamo vinto ZERO partite

Puffetta sarà un santone da grande. Sicuro.

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Non appartengo a questa società Trump-ista

Non ce la faccio, più il tempo passa e più mi accorgo di alienarmi  da questa società.
A scuola hanno spiegato ai nostri bimbi che sul terreno argilloso crescono facilmente le piante (sarei interessata a confrontarmi su come coltiva la cannabis l’insegnante)
Che i mirtilli crescono a tremila metri e non vi tedio sull’oscenità che ho letto sulla pangea.
Quando questi piccoli dettagli, insignificanti ovvio, sono stati fatti notare alle insegnanti hanno risposto con un “oh ma l’ho scaricato da internet e non ci ho fatto caso, dite ai vostri bimbi di studiare sui libri”
Grazie. Lo dico già da sola a mia figlia di studiare sui libri. Ho ancora gli incubi per ciò che ho letto, figuriamoci se lo sento ripetere dalla sua vocina. Potrei avere l’orticaria.
Ma vi rendete conto che siete educatrici? Non occupate quella sedia solo per lo stipendio, avete in mano le basi culturali di molti bambini che purtroppo a casa non hanno la possibilità di espandere i propri orizzonti.
Ho sempre creduto di avere una base culturale bassa, quasi mi vergognavo a confrontarmi con le persone.
Io che invece delle favole disney a mia figlia racconto dell’amore di Ulisse per la sua Itaca (perchè lui aveva sposato la sua terra mica Penelope)
La storia di Atena nata dalla testa di Zeus e dell’amore complicato di Eros con Psiche.
Sto iniziando a pensare di non essere così culturalmente ignorante …

Oltre a questa oscenità culturale, che già di per sè è veramente penosa, vengo a sapere che un insegnante ha strappato il disegno di un bimbo solo perchè aveva scritto al compagno “da grande vengo a vivere con te”.
Qui la mia alienazione alla società ha raggiunto i massimi livelli.
La situazione, grazie al cielo, è stata presa in mano da psicologi e genitori e non so come è finita.
Ma resta il segno. Forte. Indelebile. Inacettabile.
Mi rifiuto di appartenere a questa società Trumpista.
Voglio l’amore per la cultura, le belle arti, l’accettazione e la tolleranza.

Se i nostri figli devono essere educati da tanti Trump allora non ci sto.
Continuerò la mia lotta solitaria, ma non accetterò mai che mia figlia venga plagiata da tanta ignoranza.
Ma temo per un futuro di Trumpisti.

Zia Assunta e i miei pericolosi cuccicoli

Pronto?
Mi risponde una voce maschile.
Salve è l’albergo XX di Varazze?
Si certo
Salve ho appena fatto una prenotazione su booking e nel profilo specificate che accettate animali domestici, avrei un gatto e due cavie (che però stanno nella loro gabbietta). E’ un problema?
No signora, si figuri. Attendiamo lei e i suoi cuccioli

Così partiamo destinazione mare.
Sabato all’arrivo trovo il signore con cui ho parlato al telefono. Ci registriamo. Ci sistemiamo. Tutto ok.
Domenica mattina a colazione trovo la madre.
Avete presente zia Assunta di tata Francesca?
Uguale. identica.

Ci chiede se vogliamo la pulizia della camera.
Le rispondo: “Guardi, partiamo domani mattina. Preferirei di no perchè temo che il gatto si spaventi e scappi
Avete un gatto? Io odio i gatti. Se lo sapevo non vi facevo venire
A dire il vero ho parlato con, credo suo figlio, e ha detto che non c’erano problemi
Ci credo. Loro hanno un gatto in casa.
Nel frattempo guardo Puffetta e prego in aramaico che non salti fuori a dire che abbiamo pure le cavie in camera.
Mi vedo già lei, nella sua innocenza, dire “abbiamo anche due porcellini d’india” e la sciura che sviene pensando che teniamo due maiali in camera.

Non so quale divinità sia intervenuta, ma incredibilmente Puffetta è stata zitta.
E noi abbiamo segretamente tenuto in camera dei terribili roditori….

Il mio terribile gatto seduto sulla Gabbia di Greta e Oscar.

La prossima volta telefonerò chiedendo se posso portare il mio dolce e tenero Diavolo della Tazmania

Ops!

Ma che forse,  forse, mi sono scordata di fare un post sul Natale?
Oh mannaggia…facciamo così: fingiamo che gli auguri ve li ho fatti e voi avete letto un bellissimo post pieno di glassa, cannella e omini di pan di zenzero.
Ci state?
Bene.
Ecco.
Ora posso tornare me stessa.
La settimana di Natale, siccome ci sono così pochi impegni, la scuola ha messo anche il ricevimento con gli insegnanti.
Mi ha colpito moltissimo la descrizione di Puffetta fatta da un insegnante quando le ho riportato una problematica segnalata da un altra mestra che, ecco, mi ha lasciato un po’ perplessa.
Costei ha evidenziato che mia figlia socializza poco coi compagni, ne predilige pochissimi.
Dire che sono caduta dal pero, dal melo e dall’ippocastano è minimizzare la cosa. Puffetta asociale?
Ma se tampina chiunque incontra in giro?
Riporto la segnalazione ad un altra maestra che mi guarda ed afferma:
Puffetta è una bambina che ha un mondo interiore molto ricco, lei basta a se stessa. Sono sempre gli altri a cercarla perchè lei non ne ha necessità.
Credo che cerchi solamente pochi bambini che la stimolano, perchè tutti i giorni vede sempre le stesse persone e alla fine si annoia. Non tutti sono ricchi come lei.”
Ah…
In pratica mia figlia di otto anni è riuscita ad essere ciò che io sono diventata a quarantanni, lavorando molto sulla mia crescita personale.
Ottimo direi.
Per alcuni è un problema?
Ehhhh pazienza.
Andate dallo psicologo che vi spiega il percorso per giungere a tale consapevolezza.

La noia delle persone.
Come la capisco!
Stamattina sono rientrata in ufficio e appena ho visto lo stesso teatrino, le stesse vittime incomprese del mondo, le stesse frasi che si ripetono sempre uguali, ho preso e mi sono seduta alla mia scrivania.
Il silenzio è una grande virtù. Starmene per i kazzi miei ancora di più!

Ieri, verso sera, guardo il cellulare e mi ritrovo 29 messaggi sulla chat del condominio. Madonna cos’è successo?
Eh niente. Un vicino di casa ha visto le finestre aperte di un altro vicino, che essendo appena arrivato in chat non era ancora stato inserito, preoccupandosi dei ladri.
Interessante.
Una merea di botta e risposta.
Una che dice: fammi sapere che chiamo l’amministratore per recuperare il suo numero. A santo Stefano? Povero amministratore….
Leggo tutto e penso: ma invece che scrivere sulla chat, suonare il campanello e chiedere “tutto bene?
Come al solito: mi sono fatta i kazzi miei.
Un vicino, che identifico con sano di mente, scrive invece: “questo è il numero di telefono di X. Aggiungetelo nella chat. Comunque è in casa e ha solo bruciato da mangiare e ha aperto le finestre per far uscire il fumo”.

Capisco che il mio modo di essere, e quello di Puffetta, crea scompiglio.
Noi siamo nate solo il segno dell’agire. Si fa ma non si dice.
Mentre la gran parte delle persone esaurisce le energie vitali parlando.

Oh prima che mi dimentico!
Buon anno!

Stavolta mi sono ricordata eh!

Il tempo è relativo….

Oggi abbiamo il classico spettacolo di Natale scolastico di Puffetta,  mentre ancora non ho ben inquadrato che siamo a Natale e che purtroppo lavorerò praticamente SEMPRE.
Oggi ho osato chiedere il 29 di ferie e mi hanno risposto “perchè cosa hai da fare a casa?“.
Mah..una vita… magari…
Comunque mentre io cerco di guadagnare qualche ora di permesso, la rappresentante di classe inonda la chat di richieste di adesione per la sfilata di carnevale.
CARNEVALE!?!?!?
Amore, tesoro di mamma, come ti invidio.
Avere la possibilità di vedere così lontano nel tuo futuro, tanto da pensare già alla primavera.
Io l’unica cosa che sono riuscita a pensare oggi è che mi sono scordata di togliere dal surgelatore la cena….

Io speriamo che me la cavo

Diciamolo: ho seri problemi ad approcciarmi agli insegnati moderni.
Puffetta va alle elementari.
Da quest’anno hanno proibito di portare giochi da casa per l’intervallo e la pausa pranzo, motivo?
Due bambini hanno litigato nello scambiarsi le figurine.
Adesso, non so voi, ma io ricordo vere e proprie battaglie per le figurine di Creamy. Un vero delirio per riuscire a prendere quella che brillava (quella che spesso trovavi nel tappo dello Sprint, che non ti piaceva come il Nesquik ma aveva le figurine…).
Le lacrime spese per le gomme a forma di animale o biscotto che trovavi nelle merendine (strapiene di olio di palma) del mulino bianco.
L’ora dell’intervallo era una vera guerra, di bambini ululanti e combattivi.
Mai si è sentita una maestra lamentrarsi perchè due bambini si contendevano una figurina panini.
Questi momenti erano considerati parte delle attività sociali.
Scontrarsi e litigare era considerato SANO e COSTRUTTIVO, perchè ti inseganva a RELAZIONARTI col prossimo.
Ora viene considerato FASTIDIOSO e un comportamento da reprimere.
Tanto che non si possono più scambiare figurine, o i personaggi dell’esselunga. E’ vietato.
Perchè la mestra non si vuole prendere la responsabilità di due bambini che litigano, e di contro i genitori si intromettono troppo nelle relazioni dei figli.

 

Scusi ma l’acqua santa ?

pillole di jenus

Son cresciuta in una famiglia poco convenzionale per quanto riguarda la religione.
Ho seguito catechismo mentre mio padre a casa mi faceva leggere i vangeli apocrifi, il corano e Iside Svelata di madame Blavatsky.
In famiglia abbiamo un antenato prete che fuggì con la suora e fece scalpore.
Un bisnonna considerata la strega del paese che riceveva, tra i suoi pazienti, anche il prete. E mentre lei gli curava l’artrite lui l’offendeva in chiesa.
Perchè nonostante tutto in chiesa ci si andava lo stesso.
Per cui sono cresciuta con una religione tutta mia vissuta all’interno della comunità cristiana.
Stranamente ai preti dell’epoca questa mia differenza di opinioni piaceva.
Ricordo che da piccola la costruzione del presepe era opera mia, ovviamente compito oggi affidato a ma figlia.
Il prete quando veniva a benedire casa, dopo aver annaffiato tutti con l’acqua santa, rimaneva lì a commentare minuziosamente la mia opera d’arte.

Martedì si è presentato il prete a benedire casa.
Lasciamo perdere i commenti sulla scritta del campanello, dove appaiono solo il nome mio e di Puffetta con un bel gatto nero di contorno.
Si è presentato accompagnato da un portaborse incaricato di ritirare le buste coi soldi.
Niente acqua santa.
Una preghierina al volo e quando Puffetta gli ha chiesto di benedire il nuovo arrivato in famiglia, il gattino, ha risposto:
ho benedetto casa lui è compreso
E lì ho pensato: Puffetta sta zitta mica che mi chiede un extra per il gatto.

Come cambiano i tempi…