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Masha

Masha è nata in Sicilia.
In strada.
Nei branchi di cani abbandonati e malati che percorrono quei paesini dove è già difficile vivere per l’uomo, pressato com’è dal lavoro che manca e dalla Mafia che ruba la dignità.
Lei piccina è stata fortunata.
Ancora cucciola è stata soccorsa da una volontaria che l’ha curata, sterilizzata e spedita al nord in cerca di adozione.
Perché qui è tutto più facile.
Basta entrare al canile alle 10 di domenica mattina per scoprire quante persone sono in coda per adottare un trovatello.
Masha di quella vita si è portata appresso una zampina senza un dito, la voglia di correre libera nei boschi e la socievolezza esagerata con gli altri cani.
Masha è stata poi adottata da una famiglia con bimbo piccolo. Ha vissuto per sei mesi in un appartamento per poi essere riportata in canile.
Ogni volontario ci ha raccontato una motivazione diversa: troppo vivace, non adatta all’appartamento, il bambino era allergico.
E così l’abbiamo trovata noi.
Di quell’esperienza si è portata appresso la diffidenza che le fa contenere l’esuberanza affettiva. L’amore per i bimbi e una sensibilità fuori dal comune che le permette di comprendere come rapportarsi con ogni persona.
Masha ora è a casa con noi.
E qui ci resterà per sempre.
Ci metterà un po’ a crederci davvero.
Lo so benissimo, perché nei suoi occhi vedo riflessa la mia anima.

Ehi psss …psss… #Esaurite siete in ascolto?

In questa giornata uggiosa simil novembre con vin brulé in mano e castagne nel forno, rinchiuse nuovamente in casa sognando le gite fuori porta con occhiali da sole e pelle scoperta, mi siedo calma (ahahahahaah) e rilassata (pfffff) a chiedervi: ma quanto vi sentite #esaurite mie care??
Io abbastanza. Fa un freddo cane e mi ritrovo a poter mangiare solo gelato perchè con ieri ho perso l’ultimo barlume di giudizio che avevo (dentino: ciao ciao ciao).
Sono appena stata al bar/pasticceria del paesino in cui abito a prendere il gelato con le vecchiette che mi dicevano:
Tiiii ma con sto frègg te mangi il gelàt?
*traduzione: con questo freddo mangi il gelato?
Certo! Perchè sono totalmente, profondamente, #esaurita!

Per questo il mio karma mi ha fatto incontrare una persona che sta peggio di me (Pinalapeppina), e che ha addirittura trasformato ciò che per il mondo potrebbe essere un difetto in uno stile di vita. 

Oltre allo stile che ci riflette devo ammettere che la borsa a tracolla , che vedete nella foto, è davvero comoda. L’ho provata con successo una domenica di sole al lago, dove ho potuto girare tranquillamente con tutto il necessario per sfamare Puffetta (e credetemi mangia quanto parla) senza sentirmi intralciata a fare le foto o a correrle dietro.

E quindi? Cosa aspettate? Correte su https://shop.pinalapeppina.com e sfoggiate con orgoglio il vostro esaurimento!

 

PS: Questo è un messaggio pubblicitario con finalità promozionale e la sottoscritta è stata pagata con abbracci, coccole e sushi. 

Tazza #Esaurita: la potete trovare qui.

Borsa #Esaurita: la potete trovare qui.

Le donne che vorrei (da Memoria di una Vagina)

Si queste sono le donne che vorrei anch’io. Dal profondo del cuore.
Capita in alcuni momenti della vita che si riesca a sperimentare l’unione femminile, senza pregiudizi, senza essere competitive, senza voler dimostrare di essere. Quando succede è di una potenza meravigliosa, è amore che cura.
Mi auguro un futuro così.
Auguri donne.

Per farvi qualche esempio: le donne che vorrei non si danno in scioltezza della “troia” per qualunque genere di ragione compresa tra “mi ha rubato il fidanzato” e “mi ha sorpassata in coda alla cassa dell’Esselunga”. Le donne che vorrei non insinuano, ogni volta che una donna ha successo, che quel successo sia merito di un uomo: il padre che l’ha campata, il marito che la mantiene, il capo a cui l’ha succhiato. Le donne che vorrei non dicono che quella là ha un culo che fa provincia, o un naso per il quale servirebbe il porto d’armi e, in effetti, non presuppongono che la bellezza e l’intelligenza non possano coesistere all’interno di una stessa donna, decidendo che se una è bella dev’essere per forza scema, e se una è intelligente merita d’essere sminuita perché non è abbastanza avvenente. Alle donne che vorrei, il sesso piace sinceramente e gioiosamente, e lo vivono in libertà e consapevolezza, godendo di tutto l’assortito repertorio d’emozioni e di sensi che in esso è coinvolto. E sanno bene, queste donne, cosa piace al proprio corpo, e lo spiegano loro agli uomini, invece che lamentarsi dell’incapacità di quelli, che i poveretti poi ci credo che si rinchiudono a farsi le seghe guardando Il Trono di Spade. Le donne che vorrei credono molto di più in se stesse e nelle loro virtuose sinergie. Esse sanno ridere delle proprie paturnie e sdrammatizzare le proprie insicurezze, e patiscono molto meno la tipica sete di conferme che c’affligge. Le donne che vorrei sono incuriosite e non spaventate, da quelle diverse, creano scambio dove di solito c’è preconcetto. Le donne che vorrei capiscono che anche la più forte delle donne nutre le proprie fragilità, e che anche la più debole di tutte ha un titano nascosto da tirar fuori di sé. Le donne che vorrei non provano sollievo guardando la cellulite sulle gambe delle altre e neppure direbbero mai frasi come “chiudete le cosce”. Le donne che vorrei non insinuerebbero mai, non lo farebbero nella vita privata figurarsi su un social network, che il modo in cui un’altra è vestita renda più o meno credibili le sue parole.
Le donne che vorrei hanno superato la limitante, parziale e obsoleta dicotomia tra sante e puttane. Le donne che vorrei sono libere di dire che un figlio non lo vogliono, senza sentirsi snaturate per questo. E sono libere altrettanto di dire che i figli vogliono averli, due, tre, quattro, una squadra di calcetto al completo, persino nel 2017, senza sentirsi trattate con sufficienza dalle colleghe cosiddette “emancipate”. Le donne che vorrei hanno delle opinioni e le esprimono, ma non le hanno sempre, per forza e su qualunque cosa. Le donne che vorrei sanno essere affascinanti nell’età che hanno, anche quando gli sguardi degli uomini si fanno più radi, poiché non è in essi che la bellezza risiede. Le donne che vorrei sono a volte mogli tradite ma mai “povere cornute“, e sono a volte amanti illuse ma non “luride zoccole“. Le donne che vorrei possono guadagnare più del proprio uomo, avere più esperienza alle spalle e più anni all’anagrafe, senza per questo sollevare perplessità e diffidenza. Per contro, possono amare un uomo maturo, senza subire allusioni alla sua certamente florida eredità. Le donne che vorrei non pensano che tutte quelle dell’est sono qui per rubarci i mariti, non sono infastidite dal velo in testa di una e neppure dal culo da fuori di un’altra. Le donne che vorrei sono libere di arrivare vergini al matrimonio, ma rispettano quelle che l’hanno data via a 15 anni. E quelle che l’hanno data via a 15 anni, rispettano quelle che vogliono arrivare vergini al matrimonio, anche se scherzano ipotizzando che esse siano in realtà dei cyborg progettati da Comunione e Liberazione. Le donne che vorrei, se sono infastidite da qualcosa, lo dicono in faccia, sempre. Esse hanno amiche, più giovani e più adulte, e non hanno paura di discuterci, se necessario. Le donne che vorrei si intuiscono e si capiscono e le prime con cui imparano ad andare d’accordo sono le madri, le sorelle, le figlie. Le donne che vorrei hanno capito che la complicità rende molto più della rivalità.

 

Ho voglia di mare

Ho voglia di mare,
del tempo che scorre lentamente,
della sabbia nei capelli e il sale sulla pelle.
Delle cicale che cantano e del sole che scotta.
Dei tuffi.
Delle risate.
Delle passeggiate serali.
Del pesce pescato e cotto.
Del vino bianco fresco.
Ho voglia di mare.

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Dovremmo tornare tutti un po’ animali

Da qualche settimana covinvivo con due cavie.
Lady Oscar e Greta.
Due esserini piccini di cui non sapevo nulla sul loro stile di vita, finchè non siamo diventate coinquiline.
Sono animali timidi, paurosi che fanno fatica a socializzare con noi umani.
Ci vuole tempo. Pazienza.
Bisogna parlarci. Curarle.
Fermarsi. Sedersi per terra e coccolarle. Piano.
Perchè i movimenti bruschi le spaventano e corrono via.
Quando mi sveglio fischiano perchè vogliono la colazione.
Quando la ricevono ringraziano.
RINGRAZIANO.
Loro ringraziano. E vanno avanti un bel po’ a farlo.
Cosa che normalmente il genere umano ha scordato di fare.
Da’ sempre tutto per scontato.
Sono nate a maggio le piccine, oggi hanno 3 mesi.
Ieri gli ho costruito una nuova casetta. Comoda per loro e per me.
E per la prima volta Oscar non è scappata a nascondersi quando ha visto che volevo prenderla per metterla dentro.
E’ stata lì ferma. Guardandomi negli occhi.
Voleva esser presa in braccio.
Perchè ha capito che significa coccole.
Significa un giretto in terrazza.
Significa, che se fa caldo, gli riempio un catino d’acqua e giocano come se fossero in piscina.
Ha capito che non le farò del male.
Ha capito.
E presa in braccio ha fatto quel suono particolare, che un po’ ricorda le fusa del gatto.
E io ho capito.
Ho capito di essere esattamente come loro.
Ci vuole pazienza.
Perchè la fiducia si conquista con le azioni.

sopra Greta, sotto Lady Oscar :-)

sopra Greta, sotto Lady Oscar 🙂

Amore e Odio #Pendolarismo

E’ difficile da spiegare “a chi non prende il treno” questo sentimento di amore e odio.
Perchè effettivamente visti dall’esterno siamo molto incomprensibili noi pendolari.
Facciamo fuoco e fiamme sui ritardi e le soppressioni, ci lamentiamo degli altri pendolari.
E puzzano. E urlano al telefono. E gridano. E il maniaco.
Eppure continuiamo a prendere il treno.
Alcuni perchè proprio non hanno alternative.
Altri , come me, per pura comodità.
Perchè alla fine, salire sul treno come stamattina, riuscire a sedersi e perderti nella lettura del libro ti regala quel momento di pace che nelle corse della giornata non hai.
Oppure capita che viaggi sì in piedi, ma con le amiche conosciute sul treno. E chiacchieri. E ridi.
Oppure ritrovi per caso una compagna delle superiori che non vedevi da una vita.
A volte capita di conoscere gente nuova, che ti racconta scorci della propria vita.
Oppure, semplicemente, stai lì nei tuoi pensieri cercando il filo che unisce tutto quanto.

Il treno è così.
Lo odi e lo ami.
Passionalmente.

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Orgoglio e malattie #Chron

Parlando con un’amica, che mi conosce fin da ragazzina, mi sono sentita dire
Eh ma non capisci, la sua è una malattia autoimmune. Non sta come te
Non ho saputo rispondere. In quel momento sono rimasta senza parole.
E ho pensato all’articolo uscito qualche tempo fa su huffingtonpost.

Io ho il morbo di Chron. Ci convivo ormai da 18 anni.
Non sono stata sfortunata come questa ragazza. Sono riuscita a domare il mio male.
Non ho subito interventi. Con una cura speciale che proviene dalla Svizzera, perchè in italia costava troppo produrla e l’hanno tolta dal mercato, sto bene.
Il mio stare bene significa avere ogni tanto dei crolli, in cui fatico a stare in piedi. Ho dolori. Non riesco più a ragionare perchè la mente si ferma, mi si impasta la lingua e l’unica cosa che posso fare è dormire.
Eppure non prendo malattia. Vado al lavoro come tutti i giorni.
Prendo il treno.
Faccio colazione.
Vi farà ridere questo “faccio colazione” . Ma capite, per chi soffre di questa malattia, ha un enorme significato.
Perchè quando stai male la prima cosa che rifiuti è il cibo. Qualsiasi cosa ingoi, anche l’acqua, finisce per recare dolore ed essere rifiutata dal tuo organismo.
Creando spasmi dolorosissimi.
Quindi “fare colazione” quando non si sta bene non è cosa da poco.
Non dico a nessuno quando sto male. Non lo faccio perchè temo di crollare psicologicamente. Il chron ti mangia anche la mente, crea depressione.
Il Chron è lì, nascosto, pronto a ferire. E se gli do troppa importanza lui cresce e si fa forte.
Così lo ignoro. Sorrido e faccio la mia vita come se nulla fosse.
Non mi lamento mai.
Ne parlo raramente.
Ma oggi. Dopo questa uscita infelice ho detto basta.
Non è vero che solo le persone che si lamentano, o quelle che hanno segni visibili, sono ammalate.
Come dice questa ragazza:
Ho deciso di pubblicare questo post perché quelli sul peso sono molto frequenti e invece non ce ne sono sulla disabilità, soprattutto se non è manifesta. Ho il morbo di Crohn, una malattia grave e incurabile che mi ha quasi uccisa. Non è un banale mal di stomaco, come pensano la maggior parte delle persone. Una persona con questa malattia affronterà moltissime cure e alla fine arriverà alla chirurgia.

Pesavo meno di 50 kili quando ho iniziato la cura, e non stavo in piedi.
Avevo la febbre costantemente. Spesso crollavo a terra con spasmi dolorossissimi e molto spesso finivo al pronto soccorso.
Eppure andavo a lavorare tutti i giorni.
Ora sto bene.
Ho messo su peso, molto.
E noto che la cosa che preoccupa tutti è proprio che sono ingrassata.
Forse stavo meglio prima quando ero l’ombra di me stessa? Quando il morbo aveva mangiato anche la mia personalità?
Non ho chili in più perchè di notte apro il frigo e mi strafogo di bignè.
La cura che sto facendo mi permette di assimilare il cibo che mangio, cosa che prima non succedeva.
Avete idea di che significa mangiare e non assimilare nulla? Ne vitamine, ne proteine, ne calcio. Niente?
Ora il mio organismo assimila il doppio. Ops! piccola controindicazione per stare bene.
Vado in piscina. Esco a camminare.
Adoro la vita all’aria aperta.
Vista dall’esterno sono una persona sana, in piena salute e non magra.
Che a quanto pare, in questa società, sembra l’unica cosa che conti.
Beh vi dirò un segreto:
Se continuate a giudicare le persone solo dall’apparenza, senza guardarle dentro,
senza conoscerle e scoprirle pian piano, vi circonderete solamente di tante piccole Barbie o Ken a grandezza naturale.
Plasticosi e vuoti.

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Ps: siccome sono anche molto monella vorrei farvi notare che a Ken manca qualcosa di importante proprio lì 😛