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Scusi ma l’acqua santa ?

pillole di jenus

Son cresciuta in una famiglia poco convenzionale per quanto riguarda la religione.
Ho seguito catechismo mentre mio padre a casa mi faceva leggere i vangeli apocrifi, il corano e Iside Svelata di madame Blavatsky.
In famiglia abbiamo un antenato prete che fuggì con la suora e fece scalpore.
Un bisnonna considerata la strega del paese che riceveva, tra i suoi pazienti, anche il prete. E mentre lei gli curava l’artrite lui l’offendeva in chiesa.
Perchè nonostante tutto in chiesa ci si andava lo stesso.
Per cui sono cresciuta con una religione tutta mia vissuta all’interno della comunità cristiana.
Stranamente ai preti dell’epoca questa mia differenza di opinioni piaceva.
Ricordo che da piccola la costruzione del presepe era opera mia, ovviamente compito oggi affidato a ma figlia.
Il prete quando veniva a benedire casa, dopo aver annaffiato tutti con l’acqua santa, rimaneva lì a commentare minuziosamente la mia opera d’arte.

Martedì si è presentato il prete a benedire casa.
Lasciamo perdere i commenti sulla scritta del campanello, dove appaiono solo il nome mio e di Puffetta con un bel gatto nero di contorno.
Si è presentato accompagnato da un portaborse incaricato di ritirare le buste coi soldi.
Niente acqua santa.
Una preghierina al volo e quando Puffetta gli ha chiesto di benedire il nuovo arrivato in famiglia, il gattino, ha risposto:
ho benedetto casa lui è compreso
E lì ho pensato: Puffetta sta zitta mica che mi chiede un extra per il gatto.

Come cambiano i tempi…

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Succede

Succede.
Succede che torni a casa un po’ trafelata il venerdì sera.
Con le borse della spesa.
Stanca della settimana appena passata.
Stressata dalla convivenza forzata di otto ore in un open space urlante e nevrotico.
Succede che appoggi la borsa della spesa e le due poltrone culone (i nostri porcellini d’india) capiscono subito che lì c’è l’amata insalata e iniziano a pigolare, saltellare e fare le fusa (si fanno le fusa come i gatti, anzi un po’ più rumorose).
Succede che apri le persiane prima di toglierti la giacca e lo senti.
Un miagolio.
Il primo pensiero va alla gatta della vicina. Magari si è fatta male.
La chiami e non arriva.
Allora senti la vicina e niente: la miciona in questione è in casa che ronfa.
Il miagolio continua e non puoi rimanere indifferente.
Inizi ad indagare e trovi un soldo di cacio grande quanto il tuo pugno chiuso che piange terrorizzato.
Oddio hanno abbandonato un gattino nel mio giardino.
Dopo vari tentativi, e un etto di prosciutto cotto appena comprato, riesco a chiudere in casa il gattino e gli faccio un paio di foto.
Giro tra tutti i miei contatti per capire di chi sia.
Alla fine si scopre che è di una signora che ha dei gatti, in stato di abbandono , nel suo giardino.
A quanto pare il sabato mattina, mentre sono in piscina, la suddetta signora viene a recuperare il gattino sperduto.
Ma….
La sera il gattino magicamente ricompare nel mio giardino.
Eh niente…
Che fare?
Vuoi avreste mandato in un gattile un piccolo soldo di cacio con questi occhioni?


Ecco appunto….
Vi presento Selvaggetto.

La mia casa sta diventando una riserva faunistica.

La mia super autostima

Normalmente le donne hanno seri problemi con la propria autostima.
Ci svegliamo convinte di essere super belle e durante il tragitto dal letto al bagno passiamo in diversi stati:
Oddio sono orribile come posso uscire così.
Dai oggi sono accettabile.
Madonna che faccia! E i capelli!!
Devastante, non si vede nemmeno il giro vita. Sono obesa
Non mi ama nessuno perchè sono cessa.
Però ieri un tizio mi ha fatto i complimenti per strada, quindi non sono così male.
E così via in eterno.

Ecco, ora vi presento la mia autostima.

Sabato mattina al rientro da piscina parlando con un mio amico:
Ero talmente intontita dalla cervicale che sono andata in piscina, con pargoletta al seguito, senza nemmeno guardare cosa indossavo. Uscita dagli spogiatoi, coi capelli a criniera di leone ( il magico phon delle piscine ) mi sono ritrovata al centro dell’attenzione di due padri
Avranno apprezzato
Ma vaaaa… ho notato che indossavo la maglietta con la tigre. Non capisco che ormoni vi scatenino in voi i grandi felini
Secondo me non guardavano la maglietta. Hai mai pensato che potessi piacere tu?
Ahahahahahahahahahaha hai fatto la battuta? Su dai siamo seri
La tua autostima andrebbe brevettata, poi prodotta industrialmente e distribuita ad un sacco di donne che conosco e che ne avrebbero bisogno

Ieri arrivo in ufficio, la mia collega:
Che merda di pantaloni indossi oggi
Per la cronaca ero vestita così:

 

Tranne la maglietta ovviamente, il rosso mi fa sentire troppo Gabibbo.
Non potendo rispondere a tono, essendo mio superiore, incasso.
La mia super autostima ovviamente fa scintille.

 

Fino a stamattina.
La suddetta collega mi confida che il suo comportamento aggressivo e distruttivo, che si evidenzia ogni tanto, è dovuto ad una sua insicurezza.
E’ un meccanismo di autodifesa che si scatena nel momento in cui mi sento insicura. Ne sono consapevole ma non riesco a controllarlo.

Mai mi sarei aspettata una tale confidenza.
Sappiate ora che la mia autostima è un po’ confusa, ma nel frattempo sta mettendo i cerottini perchè si è convinta che forse, ma forse forse, ha ancora una speranza con me.

Masha

Masha è nata in Sicilia.
In strada.
Nei branchi di cani abbandonati e malati che percorrono quei paesini dove è già difficile vivere per l’uomo, pressato com’è dal lavoro che manca e dalla Mafia che ruba la dignità.
Lei piccina è stata fortunata.
Ancora cucciola è stata soccorsa da una volontaria che l’ha curata, sterilizzata e spedita al nord in cerca di adozione.
Perché qui è tutto più facile.
Basta entrare al canile alle 10 di domenica mattina per scoprire quante persone sono in coda per adottare un trovatello.
Masha di quella vita si è portata appresso una zampina senza un dito, la voglia di correre libera nei boschi e la socievolezza esagerata con gli altri cani.
Masha è stata poi adottata da una famiglia con bimbo piccolo. Ha vissuto per sei mesi in un appartamento per poi essere riportata in canile.
Ogni volontario ci ha raccontato una motivazione diversa: troppo vivace, non adatta all’appartamento, il bambino era allergico.
E così l’abbiamo trovata noi.
Di quell’esperienza si è portata appresso la diffidenza che le fa contenere l’esuberanza affettiva. L’amore per i bimbi e una sensibilità fuori dal comune che le permette di comprendere come rapportarsi con ogni persona.
Masha ora è a casa con noi.
E qui ci resterà per sempre.
Ci metterà un po’ a crederci davvero.
Lo so benissimo, perché nei suoi occhi vedo riflessa la mia anima.

Ehi psss …psss… #Esaurite siete in ascolto?

In questa giornata uggiosa simil novembre con vin brulé in mano e castagne nel forno, rinchiuse nuovamente in casa sognando le gite fuori porta con occhiali da sole e pelle scoperta, mi siedo calma (ahahahahaah) e rilassata (pfffff) a chiedervi: ma quanto vi sentite #esaurite mie care??
Io abbastanza. Fa un freddo cane e mi ritrovo a poter mangiare solo gelato perchè con ieri ho perso l’ultimo barlume di giudizio che avevo (dentino: ciao ciao ciao).
Sono appena stata al bar/pasticceria del paesino in cui abito a prendere il gelato con le vecchiette che mi dicevano:
Tiiii ma con sto frègg te mangi il gelàt?
*traduzione: con questo freddo mangi il gelato?
Certo! Perchè sono totalmente, profondamente, #esaurita!

Per questo il mio karma mi ha fatto incontrare una persona che sta peggio di me (Pinalapeppina), e che ha addirittura trasformato ciò che per il mondo potrebbe essere un difetto in uno stile di vita. 

Oltre allo stile che ci riflette devo ammettere che la borsa a tracolla , che vedete nella foto, è davvero comoda. L’ho provata con successo una domenica di sole al lago, dove ho potuto girare tranquillamente con tutto il necessario per sfamare Puffetta (e credetemi mangia quanto parla) senza sentirmi intralciata a fare le foto o a correrle dietro.

E quindi? Cosa aspettate? Correte su https://shop.pinalapeppina.com e sfoggiate con orgoglio il vostro esaurimento!

 

PS: Questo è un messaggio pubblicitario con finalità promozionale e la sottoscritta è stata pagata con abbracci, coccole e sushi. 

Tazza #Esaurita: la potete trovare qui.

Borsa #Esaurita: la potete trovare qui.

Le donne che vorrei (da Memoria di una Vagina)

Si queste sono le donne che vorrei anch’io. Dal profondo del cuore.
Capita in alcuni momenti della vita che si riesca a sperimentare l’unione femminile, senza pregiudizi, senza essere competitive, senza voler dimostrare di essere. Quando succede è di una potenza meravigliosa, è amore che cura.
Mi auguro un futuro così.
Auguri donne.

Per farvi qualche esempio: le donne che vorrei non si danno in scioltezza della “troia” per qualunque genere di ragione compresa tra “mi ha rubato il fidanzato” e “mi ha sorpassata in coda alla cassa dell’Esselunga”. Le donne che vorrei non insinuano, ogni volta che una donna ha successo, che quel successo sia merito di un uomo: il padre che l’ha campata, il marito che la mantiene, il capo a cui l’ha succhiato. Le donne che vorrei non dicono che quella là ha un culo che fa provincia, o un naso per il quale servirebbe il porto d’armi e, in effetti, non presuppongono che la bellezza e l’intelligenza non possano coesistere all’interno di una stessa donna, decidendo che se una è bella dev’essere per forza scema, e se una è intelligente merita d’essere sminuita perché non è abbastanza avvenente. Alle donne che vorrei, il sesso piace sinceramente e gioiosamente, e lo vivono in libertà e consapevolezza, godendo di tutto l’assortito repertorio d’emozioni e di sensi che in esso è coinvolto. E sanno bene, queste donne, cosa piace al proprio corpo, e lo spiegano loro agli uomini, invece che lamentarsi dell’incapacità di quelli, che i poveretti poi ci credo che si rinchiudono a farsi le seghe guardando Il Trono di Spade. Le donne che vorrei credono molto di più in se stesse e nelle loro virtuose sinergie. Esse sanno ridere delle proprie paturnie e sdrammatizzare le proprie insicurezze, e patiscono molto meno la tipica sete di conferme che c’affligge. Le donne che vorrei sono incuriosite e non spaventate, da quelle diverse, creano scambio dove di solito c’è preconcetto. Le donne che vorrei capiscono che anche la più forte delle donne nutre le proprie fragilità, e che anche la più debole di tutte ha un titano nascosto da tirar fuori di sé. Le donne che vorrei non provano sollievo guardando la cellulite sulle gambe delle altre e neppure direbbero mai frasi come “chiudete le cosce”. Le donne che vorrei non insinuerebbero mai, non lo farebbero nella vita privata figurarsi su un social network, che il modo in cui un’altra è vestita renda più o meno credibili le sue parole.
Le donne che vorrei hanno superato la limitante, parziale e obsoleta dicotomia tra sante e puttane. Le donne che vorrei sono libere di dire che un figlio non lo vogliono, senza sentirsi snaturate per questo. E sono libere altrettanto di dire che i figli vogliono averli, due, tre, quattro, una squadra di calcetto al completo, persino nel 2017, senza sentirsi trattate con sufficienza dalle colleghe cosiddette “emancipate”. Le donne che vorrei hanno delle opinioni e le esprimono, ma non le hanno sempre, per forza e su qualunque cosa. Le donne che vorrei sanno essere affascinanti nell’età che hanno, anche quando gli sguardi degli uomini si fanno più radi, poiché non è in essi che la bellezza risiede. Le donne che vorrei sono a volte mogli tradite ma mai “povere cornute“, e sono a volte amanti illuse ma non “luride zoccole“. Le donne che vorrei possono guadagnare più del proprio uomo, avere più esperienza alle spalle e più anni all’anagrafe, senza per questo sollevare perplessità e diffidenza. Per contro, possono amare un uomo maturo, senza subire allusioni alla sua certamente florida eredità. Le donne che vorrei non pensano che tutte quelle dell’est sono qui per rubarci i mariti, non sono infastidite dal velo in testa di una e neppure dal culo da fuori di un’altra. Le donne che vorrei sono libere di arrivare vergini al matrimonio, ma rispettano quelle che l’hanno data via a 15 anni. E quelle che l’hanno data via a 15 anni, rispettano quelle che vogliono arrivare vergini al matrimonio, anche se scherzano ipotizzando che esse siano in realtà dei cyborg progettati da Comunione e Liberazione. Le donne che vorrei, se sono infastidite da qualcosa, lo dicono in faccia, sempre. Esse hanno amiche, più giovani e più adulte, e non hanno paura di discuterci, se necessario. Le donne che vorrei si intuiscono e si capiscono e le prime con cui imparano ad andare d’accordo sono le madri, le sorelle, le figlie. Le donne che vorrei hanno capito che la complicità rende molto più della rivalità.

 

Ho voglia di mare

Ho voglia di mare,
del tempo che scorre lentamente,
della sabbia nei capelli e il sale sulla pelle.
Delle cicale che cantano e del sole che scotta.
Dei tuffi.
Delle risate.
Delle passeggiate serali.
Del pesce pescato e cotto.
Del vino bianco fresco.
Ho voglia di mare.

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