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autostima esagerata

Cammino nel cortile del cliente presso il quale lavoro, davanti a me tre sciurette non più giovincelle che conosco di vista.
Una di queste inizia a parlare di un ragazzo del bar che frequento.
Eh ma l’hai visto? E’ EVIDENTE, che ci sta provando
Si ridicolo, potresti essere sua mamma

Io, pochi passi dietro di loro, rimango senza parole.
Lo conosco bene quel ragazzo. E’ solare, socievole e simpatico.
Da confidenza a tutti subito.
Ma questo non significa che ci sta provando.
E’ semplicemente il suo carattere.

Queste tre sciure, col vestito giallo a fiori rossi e abbronzatura da ibiza, avrebbero bisogno di una revisione alla propria autostima.

Stare fermi è pericoloso

Scendi dal treno che inizia a piovigginare, per fortuna hai lasciato l’ombrello in macchina al sicuro nel parcheggio. Così non prende umidità lui, piccino.
Accompagni  una tua collega momentaneamente senza auto.
Riparti verso casa pensando che finalmente hai un mercoledì senza impegni.
Senza spesa da fare, benzina, cartoleria, scuola, riunione di condominio, etc.
Un mercoledì piovoso dove non devi nemmeno bagnare il giardino.
Ti puoi spiaccicare sul divano.
Coda.
Rallenti.
Ti fermi.
Ci si muove appena appena.
Annoiata cerchi una canzone da cantare tra le varie stazioni radio.
Ah sentiamo qui che fanno….
Frentata.
Botto.
Ti mordi la lingua.
Mannaggia che male!!!!
Non parlavo neppure come ho fatto a mordermi??
Scendi dall’auto un po’ frastornata, come anche quello a cui sei andata addosso tu.
Stai cercando ancora di capire bene se ti ha investito la casa di Dorothy o il rinoceronte di Jumanji quando ti ritrovi due braccia che ti stringono e un ragazzino in lacrime che ti dice:
oddio stai bene? Non ti ho fatto male? E’ tutta colpa mia! Ma stai bene? Adesso mio papà mi uccide. Oddio dovevo partire per Rimini! Aspetta chiamo la mia ragazza. Ma tu sei sicura di stare bene? Guarda che macello ho fatto alla macchina. Mio papà mi uccide.

@Jumanji

Eh niente.
Così non mi sono neppure arrabbiata un pochino.

Frastornata dalla sua ansia ho compilato i moduli e sono tornata a casa con l’auto zoppiccante domandandomi:
ma sono velenosa velenosa?

(vecchia barzelletta del serpente che si morde la lingua)

Il ritorno

Ci sono.
Finalmente il periodo critico lavorativo è passato e posso riprendere un tran tran più tranquillo.


Peccato che tutto questo spremere di meningi ha esaurito il mio piccolo mini neurone solitario tanto da non riuscire più a formulare frasi di senso compiuto.
Ad esempio:
Al ritorno dal caffé con collega mi saluta una signora per strada, calorosamente. E cavolo non mi ricordo chi sia.
Ad un certo punto esclamo: “ah si ora ricordo! E’ la MARITA di X”

Ho esordito, in una riunione telefonica, con un “Si perfetto! Così tagliamo le gambe al toro” e per fortuna mi sono fermata solo a quelle……

e così via…
Insomma ho proprio bisogno di ferie, mi sento un po’ Dory adesso


Cosa stavo dicendo?

Tempo di serie A e tempo di serie B

Consulente presso il cliente.
Per contratto la tua società di consulenza prevede 2 giorni a settimana di telelavoro, ma ovviamente il cliente preferisce averti “sul posto”.
Lavori mediamente tra le 8/9 ore, mangiando alla scrivania, e ciclicamente hai un sabato al mese dove è necessaria la tua presenza.
Sei una madre single. Riesci a far anche carriera nel tuo piccolo spazio vitale. Ti premetti di fare anche sport nel tuo tempo libero e di avere una vita sociale.

Il cliente, donna e madre.
Lavora part time. Perchè lei ha i figli, tu non puoi capire, ogni giorno deve fare qualcosa.
Torna a casa di corsa perchè deve almeno lavare il pavimento prima di andarli a predere a scuola, poi lei ha da fare la spesa, da stirare, lavare, poi il venerdì ha la palestra e invece che uscire all’una e 32 mininuti, esce a mezzogiorno.
Eh non puoi capire com’è stressata. LEI.
Lavora da casa 2 volte a settimana (sempre part time).
Ovviamente quando non è presente in ufficio, oltre al tuo lavoro, devi presentarti al posto suo alle riunioni, rispondere alle telefonate e delegare responsabilità.
Il sabato non lavora. Perchè lei ha i figli.

Premetto che non desidero un part time, non l’ho mai chiesto e non mi interessa (tanto col viaggio in treno non mi cambierebbe la vita).
Lavorare da casa quando ci sono gli scioperi invece si, molto.
Smettere di farmi carico del suo lavoro quando non c’è farebbe un sacco di differenza, o almeno prendere una percentuale del suo stipendio.

Detto questo si può capire che quando mi ha proposto di lavorare tutti i sabato a giugno la mia risposta sia stata molto educata, fine e per niente sincera:
COL KAZZO!

Ansie

Laura vieni con me ad una riunione, ora?
E tu sorridi tipo paralisi mentre annuisci chiudendo la porta dietro di te. In due secondi togli giacca e appoggi borsa sulla scrivania e raccogli il primo blocco per appunti che ti capita.
Poi mentre ti incammini lungo i corridoi, rimpiangendo il caffè del mattino che non hai potuto prendere, ti sorge una piccola domanda:
Ma riunione di cosa? Argomento?
Oh niente di che. Un SAL sul progetto con le future implicazioni
Oh. bene. Magari dovevo prepararmi qualcosa.
Arrivi in questa sala all’ultimo piano del palazzo.
Visuale cinematografica su Bosco verticale, unicredit e Regione Lombardia.
Imprechi contro l’organizzazione perfetta perchè il maxischermo e la videaocamera sono già accese e ti riprendono e non puoi permetterti di scattare una foto a quel panorama.
Mannaggia.
Ti siedi e guardi lo schermo gigante che riunisce persone di tre regioni in una stanza, presto dovrai parlare e rispondere alle loro domande, senza aver preparato nulla perchè tutto è stato deciso all’ultimo, e lì l’ansia sale. Guardi la tua responsabile e le bisbigli:
Oddio, ma non si può rimpicciolire l’immagine della nostra videocamera? O almeno nasconderla così non mi vedo? Che impressione vedermi così grossa. Va che faccia. Madonna che capelli ho? Ma non mi hai detto nulla? Con sto vento dovevo almeno pettinarmi
Ebbene si.
Non vado mai in paranoia per parlare in pubblico, chiunque sia l’interlocutore, ma vedermi riflessa o ripresa questo si che ancora non riesco a gestirlo!

No stress. No party

Esci di casa all’alba perchè devi arrivare presto in ufficio per una riunione e, causa lavori in corso, il traffico verso la stazione è diventato estremamente esuberante.
Prendi il treno al volo mentre sorseggi un caffè d’asporto. Festeggi perchè riesci a sederti.
Arrivi in ufficio e un due tre Stella! Inizi subito la tua giornata di riunioni, ti viene concessa una pausa di circa mezzora alle 14 nella quale cerchi di far rientrare i tuoi bisogni fisiologici tra cui ingurgitare del cibo.
Esageri. Ti dai alla bella vita, e ti permetti di uscire al bar a prendere un caffè.
Chiedi la delega per una riunione, in quanto dovresti anche scrivere del sofware per un altro progetto in scadenza (ovviamente togliendo il cappellino da analista per indossare quello di sviluppatore, perchè assumere personale se hai consulenti multitasking?)
Ottieni di poter seguire la riunione al telefono, alla tua scrivania.
Così mentre un lato di te ascolta il bla bla bla l’altra te digita freneticamente sulla tastiera una marea di if then else cercando di stare nei tempi di consegna.
Alle 17.50 termina la riunione.
Saluti tutti e corri sperando di riuscire a prendere il treno.
Ti lanci al volo sul vagone. Prendi fiato.
Corri casa. Traffico bloccato.
Arrivi più o meno in concomitanza con tua figlia.
Cerchi di preparare una cena mentre lei ti inonda di parole raccontandoti la sua giornata (intanto ti ripeti di goderti questi momenti di non silenzio, perchè tra qualche anno entrerà nel terribile e temuto periodo adolescenziale)
Sgombri al volo lo stendino, avvii la lavatrice.
Ti siedi a cenare.
Finisce la lavatrice.
Stendi.
Pulisci la cucina.
Arriva l’ora per spedire a nanna Puffetta e ti accorgi che il suo letto è ancora invaso dai vestiti che hai tolto dallo stendino.
Nooo.
Non ce la posso fare.
Puffetta dai, stanotte dormi nel lettone. I vestiti li sistemerò domani
Lei ti guarda, ovviamente felice, e ti spara così a bruciapelo:
Certo che mamma, sei proprio una scansafatiche. Non hai nemmeno piegato la biancheria

Vicini

Suona il campanello nel momento esatto in cui stai mettendo la pentola sul fuoco per prepararti la cena.
Vai ad aprire.
Ti si fionda in casa la tua vicina.
Ciao! Ho visto che sei rientrata con la spesa un po’ di tempo fa e non ti ho dato retta
Sinceramente ho detto solo un ‘ciao’ perchè volevo fiondarmi in doccia e non avevo voglia di parlare, sono distrutta dalla giornata
Ah si si. Ho immaginato che eri in doccia perchè sai è già la terza volta che suono il campanello”
Ah
Eh niente volevo solo dirti che domani sera ho a cena UNO e quindi non venire a suonare il campanello


Eh certo. Guarda quando torno a casa dal lavoro la prima cosa che desidero è proprio suonare il campanello ai vicini per farmi vomitare addosso la loro vita.
Lo sogno proprio.
Anzi. E’ la prima cosa che penso al mattino appena mi sveglio.
Invece le rispondo un “Ok” mentre l’orso bruno affammato, che vive nel mio stomaco, emette sordi brontolii di protesta.
No perchè sai, non è che ci voglio fare chissà che con questo ma un limoncino
Eh? Un che?
Limonare
Oddio. Ma hai cinquant’anni passati.
Si dice ancora limonare??
Ma si dai!! E comunque…. bla bla bla


A quel punto non ascoltavo più.
Grazie al cielo ad un certo puto si è fermata. Ed è andata a casa.

Mi raccomando. Non suonate il campanello!