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Lei si deve rilassare

Dottore: “Allora per i suoi problemi dovrebbe anche aumentare l’attività fisica e diminuire lo stress

Sabato mattina: piscina.
Mi devo svegliare presto, vestirmi e prepararmi in tempo record con Puffetta che inizia il corso prima di me.
E ovviamente finisce anche prima di me.
Fino ad oggi ha atteso vicino alla mia borsa quei 10 minuti di diversità tra i nostri due corsi. Chicchierando con le sue compagne, con una nonnina di 5 nipoti che conosciamo da una vita, e una mia amica che inizia il corso dopo.
Da inizio mese c’è una nuova regola, siccome sono successi dei disordini a causa di alcuni bambini che attendevano la fine del corso delle mamme: da soli non possono più stare.
E quindi? Devo lasciare il mio corso ben 10 minuti prima.
Quindi ora la piscina non è più un antistress. Devo controllare l’orologio!

Un giorno da settimana, che cambia continuamente in base alle esigenze di Puffetta, lavorative, alla voglia di portarci a casa del macchinista del treno, agli scioperi, e alla mia salute mentale: Pilates.
L’istruttore, son figo son bello, mi guarda mentre faccio un esercio. Si avvicina. Scuote la testa e mi chiede: “Quando hai il massaggio fisioterapico?

Mercoledì:  in pausa pranzo massaggio fisioterapico (ovviamente se non mi mettono una riunione a mezzogiorno che va tanto di moda ormai…)

Venerdì scorso mi sveglia prima delle 6 il gatto che mi balza in testa, e mentre sto per borbottare un rimprovero ho l’illuminazione divina: ma dovevo lasciare l’auto per il cambio gomme!

Mi alzo, mi vesto in tempo record. Lascio Puffetta nel suo mondo dei sogni.
Scendo nel box, carico le gomme da cambiare. Risalgo.
Sfamo lo zoo di casa. Sveglio Puffetta.
Le preparo la merenda.
Prendo la mia schiscia la infilo in borsa.
Corriamo verso scuola.
Corro verso il meccanico.
Gli lascio l’auto e mi incammino a piedi verso la stazione.
Ovviamente perdo il treno.
Arrivo in ritardo al lavoro e non riesco nemmeno a togliere la giacca che sono già rapita nell’ennesima emergenza salviamo il mondo.
Perchè ovviamente per il cliente “tutto è una crisi esistenziale

Ecco.
Ora non capisco perchè nonostante piscina, pilates e i massaggi, in questi giorni soffra di dolori alla sciatica.
Dottore dobbiamo parlare, qualcosa non funziona.

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Pendolarismo

Cartoons by Ron Leishman

Il pendolarismo è una malattia che se la conosci la eviti.
Purtroppo molte persone ne sono soggette.
Implica svegliarsi all’alba, infilarsi i biscotti in bocca tipo criceto e ingoiarli con un sorso di tè mentre ti vesti.
I più fortunati riescono a fare colazione al bar.
Bisogna essere pronti e svegli da subito.
Guidare come sul circuito di formula uno e correre i cento metri dopo aver parcheggiato l’auto con la convinzione che fosse Kit e facesse tutto da sola.
Pregare che le porte del treno si fermino davanti a te e saltare su, nella ressa, cercando di individuare un posto a sedere in pochi secondi perchè altrimenti è già perso.

La donna umans pendolaris è l’emblema dell’organizzazione.
Si porta da mangiare da casa, la così detta schiscia di noi gente del nord, perchè così la pausa pranzo può essere utilizzata per la spesa, farmacia, banca, posta e controllare il registro scolastico on line, fare acquisti su amazon.

Ecco perchè la donna umans pendolaris, quando iniziano a fissare riunioni sempre a mezzogiorno, diventa seriamente aggressiva.

Ogni riferimento a presone, luoghi e situazioni è puramente casuale.
Pertanto se dopo la prossima riunione fissata a mezzogiorno vi trovate l’auto rigata sappiate che non sono stata io…..

Scusi ma l’acqua santa ?

pillole di jenus

Son cresciuta in una famiglia poco convenzionale per quanto riguarda la religione.
Ho seguito catechismo mentre mio padre a casa mi faceva leggere i vangeli apocrifi, il corano e Iside Svelata di madame Blavatsky.
In famiglia abbiamo un antenato prete che fuggì con la suora e fece scalpore.
Un bisnonna considerata la strega del paese che riceveva, tra i suoi pazienti, anche il prete. E mentre lei gli curava l’artrite lui l’offendeva in chiesa.
Perchè nonostante tutto in chiesa ci si andava lo stesso.
Per cui sono cresciuta con una religione tutta mia vissuta all’interno della comunità cristiana.
Stranamente ai preti dell’epoca questa mia differenza di opinioni piaceva.
Ricordo che da piccola la costruzione del presepe era opera mia, ovviamente compito oggi affidato a ma figlia.
Il prete quando veniva a benedire casa, dopo aver annaffiato tutti con l’acqua santa, rimaneva lì a commentare minuziosamente la mia opera d’arte.

Martedì si è presentato il prete a benedire casa.
Lasciamo perdere i commenti sulla scritta del campanello, dove appaiono solo il nome mio e di Puffetta con un bel gatto nero di contorno.
Si è presentato accompagnato da un portaborse incaricato di ritirare le buste coi soldi.
Niente acqua santa.
Una preghierina al volo e quando Puffetta gli ha chiesto di benedire il nuovo arrivato in famiglia, il gattino, ha risposto:
ho benedetto casa lui è compreso
E lì ho pensato: Puffetta sta zitta mica che mi chiede un extra per il gatto.

Come cambiano i tempi…

Succede

Succede.
Succede che torni a casa un po’ trafelata il venerdì sera.
Con le borse della spesa.
Stanca della settimana appena passata.
Stressata dalla convivenza forzata di otto ore in un open space urlante e nevrotico.
Succede che appoggi la borsa della spesa e le due poltrone culone (i nostri porcellini d’india) capiscono subito che lì c’è l’amata insalata e iniziano a pigolare, saltellare e fare le fusa (si fanno le fusa come i gatti, anzi un po’ più rumorose).
Succede che apri le persiane prima di toglierti la giacca e lo senti.
Un miagolio.
Il primo pensiero va alla gatta della vicina. Magari si è fatta male.
La chiami e non arriva.
Allora senti la vicina e niente: la miciona in questione è in casa che ronfa.
Il miagolio continua e non puoi rimanere indifferente.
Inizi ad indagare e trovi un soldo di cacio grande quanto il tuo pugno chiuso che piange terrorizzato.
Oddio hanno abbandonato un gattino nel mio giardino.
Dopo vari tentativi, e un etto di prosciutto cotto appena comprato, riesco a chiudere in casa il gattino e gli faccio un paio di foto.
Giro tra tutti i miei contatti per capire di chi sia.
Alla fine si scopre che è di una signora che ha dei gatti, in stato di abbandono , nel suo giardino.
A quanto pare il sabato mattina, mentre sono in piscina, la suddetta signora viene a recuperare il gattino sperduto.
Ma….
La sera il gattino magicamente ricompare nel mio giardino.
Eh niente…
Che fare?
Vuoi avreste mandato in un gattile un piccolo soldo di cacio con questi occhioni?


Ecco appunto….
Vi presento Selvaggetto.

La mia casa sta diventando una riserva faunistica.

La mia super autostima

Normalmente le donne hanno seri problemi con la propria autostima.
Ci svegliamo convinte di essere super belle e durante il tragitto dal letto al bagno passiamo in diversi stati:
Oddio sono orribile come posso uscire così.
Dai oggi sono accettabile.
Madonna che faccia! E i capelli!!
Devastante, non si vede nemmeno il giro vita. Sono obesa
Non mi ama nessuno perchè sono cessa.
Però ieri un tizio mi ha fatto i complimenti per strada, quindi non sono così male.
E così via in eterno.

Ecco, ora vi presento la mia autostima.

Sabato mattina al rientro da piscina parlando con un mio amico:
Ero talmente intontita dalla cervicale che sono andata in piscina, con pargoletta al seguito, senza nemmeno guardare cosa indossavo. Uscita dagli spogiatoi, coi capelli a criniera di leone ( il magico phon delle piscine ) mi sono ritrovata al centro dell’attenzione di due padri
Avranno apprezzato
Ma vaaaa… ho notato che indossavo la maglietta con la tigre. Non capisco che ormoni vi scatenino in voi i grandi felini
Secondo me non guardavano la maglietta. Hai mai pensato che potessi piacere tu?
Ahahahahahahahahahaha hai fatto la battuta? Su dai siamo seri
La tua autostima andrebbe brevettata, poi prodotta industrialmente e distribuita ad un sacco di donne che conosco e che ne avrebbero bisogno

Ieri arrivo in ufficio, la mia collega:
Che merda di pantaloni indossi oggi
Per la cronaca ero vestita così:

 

Tranne la maglietta ovviamente, il rosso mi fa sentire troppo Gabibbo.
Non potendo rispondere a tono, essendo mio superiore, incasso.
La mia super autostima ovviamente fa scintille.

 

Fino a stamattina.
La suddetta collega mi confida che il suo comportamento aggressivo e distruttivo, che si evidenzia ogni tanto, è dovuto ad una sua insicurezza.
E’ un meccanismo di autodifesa che si scatena nel momento in cui mi sento insicura. Ne sono consapevole ma non riesco a controllarlo.

Mai mi sarei aspettata una tale confidenza.
Sappiate ora che la mia autostima è un po’ confusa, ma nel frattempo sta mettendo i cerottini perchè si è convinta che forse, ma forse forse, ha ancora una speranza con me.

Maison Ikkoku

Rientri a casa un po’ triste perchè al lavoro un collega consulente (di un altra azienda) verrà sostituito per colpa del taglio budget.
E’ il terzo quest’anno che si vede andare via.
Quindi un po’ mogia sali le scale per andare a casa tua, dove comunque ti aspetta Puffetta in rientro da pallavolo coi nonni.
Metti il primo gradino sulle scale e vieni travolta da una vicina.
Laura Laura si sono rotte le acque!
L’altra vicina sta finalmente partorendo. Già.
Peccato che è in pieno di una delle sue crisi di panico.
Recupera l’altra figlia e mandala a giocare con Puffetta.
Cerca di asciugare l’inondazione che ha per casa e aiutala a vestirsi, mentre l’altra vicina cerca disperatamente di rintracciare il marito che, facendo il cuoco, il telefono non lo sentiva.
Alla fine l’accompagna in ospedale l’altra vicina, mentre io sistemo il disastro in casa.
Mentre si dirigono in macchina  la partoriente, tutta agitata, parla a se stessa:
Bene, oggi partorisco e giovedì sono a casa. Perfetto così sabato riesco ad essere in negozio che ho due clienti
Delle vicine così le potevo trovare solo io…

Passato l’uragano io e Puffetta torniamo al nostro tran tran un po’ confuse.
Stamattina ci svegliamo, corsa per prepararci. Prendi la cartella, chiuso tutto. Prendi le chiavi dell’auto…
le chiavi dell’auto….


oddio sono rimaste sul tavolo della mia vicina ieri sera!
E adesso? Le chiavi di scorta dove sono?

niente lanciamo in aria il Bat Segnale e suoniamo il campanello al vicino pensionato.
Lui il detentore delle chiavi di scorta degli appartamenti. Il nostro portinaio insomma.
L’uomo a cui chiedere sempre !

E siamo solo a martedì… si prospetta una settimana interessante

Sono nell’Altrove

Ieri sera mi fermo a rinnovare l’abbonamento in piscina, mio e di mia figlia.
Prendo il numerino e scopro con orrore che:

Vabbe mi metto l’animo in pace e attendo.
Entra un gruppo di 5 signore. Più o meno avranno la mia età, ma mia mamma è molto più giovanile di loro.
Accalappiano il ragazzo del servizio informazioni.
Giunge il mio numero e loro sono ancora lì.
Sento una di loro chiedere “possiamo fare una visita guidata agli spogliatoi?
Il ragazzo, con una calma da premio nobel, risponde:
Hanno le piastrelle, le docce, le cabine e le panche come ogni altro spogliatoio, durante i corsi non posso farvi entrare
Allibita per la richiesta delle sciure esco un po’ frastornata e intanto prego che non si iscrivano al mio di corso.

Oggi in pausa pranzo scendo al supermercato vicino all’ufficio a prendere qualcosa da mangiare.
Mi metto in coda alla cassa.
Arriva un signore anziano col bastone e la borsa piena di acquisti, mi dice:
Si sposti!
Lo guardo e gentilmente gli faccio notare che sono in coda.
Risposta: “Non me ne frega un kazzo” e alza il bastone in aria.
Tutta la fila si sposta e lo lascia passare.
Tutti muti. Si spostano come l’acqua quando lanci un sasso.
Cambio cassa.
La signora davanti a me mette nei sacchetti, con caaaaaaaaaaaaaaaalma, la spesa.
Quando giunge l’ora di pagare lascia tutto lì: borse, portafoglio, borsetta, e sparisce nei viali del supermercato.
Io allibita guardo il cassiere e gli chiedo:
Ma i vostri clienti sono tutti così?
Lui bianco da madonninamiamangiaunpodicarnecheseisciupato, occhi grigi senza colore, mi riponde:
Signora qui consideriamo strani quelli normali

O questa è una candid camera o inizio terribilmente a pensare di essere fuori posto.
Oppure sono in un universo parallelo. O in un racconto di S. King!
Aiutatemi.

 

ps: il titolo del post è una citazione tratta da un romanzo di S. King La storia di Lisey.