Archivio | aprile 2018

Famiglie orripilanti

Quasi un anno fa qualcuno gettò uno scricciolo peloso e miagolante, magro magro maaaagro, nel mio giardino.
Io e Puffetta decidemmo di tenerla, si perchè lo scricciolo si scoprì essere una femminuccia.
Avvisammo i vicini di casa di non preoccuparsi se vedevano il gattino perchè lo adottavamo.
Nel condominio, a parte due famiglie, tutti hanno un gatto per cui furono entusiasti.
Tranne lei.
La mia dirimpettaia, anche di giardino.
Non voleva che il gatto si avvicinasse a casa sua perchè il marito è allergico.
La cosa poteva essere anche accettabile se non fosse che anche la sua amica, nonché condomina, possiede un gatto che passeggia bellamente per i corridoi e per i giardini.
Ma si sa i gatti delle amiche sono diversi, e il marito avrà un’allergia selettiva.
Per non fare questioni, e per esser sicura che non fanno del male al gatto, decido di non farla uscire.
Provvedo a creare una zona sicura, comprando l’apposita rete, e sistemo la terrazza.
Tutti i vicini contenti. Ho avuto anche un paio di visite dalla palazzina accanto che volevano copiare l’idea. Potevo far pagare il biglietto e recuperare i costi.

Il 25 aprile sono in giardino a fare due lavori e spunta la vicina no gatti no party che mi chiede come mai tengo il gatto in casa, “hai paura che te lo rubano?
La mia risposta sarebbe stata un pugno sul naso, ma poi ho pensato che forse è bipolare e che magari poverina è solamente malata. Percui non ho risposto e ho fatto finta di non vederla.

Sabato mattina torniamo da piscina e com’è , come non è, nell’entrare in casa mi ritrovo due figlie.
Ma com???
E’ la bimba della suddetta vicina.
Mi volto e nel corridoio vedo il padre, con l’altra figlia, e gli faccio notare che io avrei anche da pulire casa.
Lui fugge in casa lasciandomi lì l’essere pigolante di sei anni, di cervello 3.
Del resto il buon DNA non mente.
Guardo Puffetta e le dico “state in giardino per favore” lei gesticola un ok e se la porta via.
A mezzogiorno il suddetto padre suona il campanello.
Senza un grazie, un buongiorno, un vaffanculo, si recupera la figlia.
Almento tenta.
Perchè lei inizia a sbraitare, piangere, a buttarsi per terra perchè a casa sua non vuol tornare.
Eh beh anch’io lo farei al suo posto.
In mezzo a questa sceneggiata scorgo il gatto che punta la porta aperta.
Parlando, con tono normale, le dico: “No, tu non esci. Seduta
E il gatto si siede.
E il padre snaturato muto.

Ieri sera avevo gente a cena. Puffetta e la sua amica in cameretta a giocare.
Ore 21. Suona il campanello.
Corridoio buio.
La bimba, tipo la piccola fiammiferaia.
Avrei ospiti” accenno.
Lei fa per piangere.
I genitori non si vedono.
La faccio entrare e chiamo Puffetta.
La bimba sparisce in cameretta.
Si accorge di non essere al centro dell’attenzione e, grazie al cielo, se ne va per conto suo.

Adesso si accettano consigli fantasiosi ed estremamente ironici su come tener lontana certa gente senza ferire una bimba che ha avuto la sventura di nascere in quella famiglia orripilante.

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L’arte di fallire ed essere felici

In questo periodo dove il fallimento, i “no”, e le difficoltà sono concepiti come disgrazie che portano l’essere umano alla distruzione, di se stesso o altrui, una leggera farfalla attraversa la Vita.

Puffetta. 9 anni.
Campionato di pallavolo.
Perdita schiacciante.
L’allenatore rimprovera tutti i bambini.
Severamente.
Chi torna dalla mamma piangendo.
Chi arrabbiato se la prende con istruttore, compagni, nazione, universo.
Chi zitto zitto, mogio mogio si avvicina alle tribune.
Mia figlia arriva saltellando tutta contenta.
Mamma mi dai l’acqua?
Ma Puffetta, G. vi ha sgridato?
Si mamma, ma non è un problema. Una volta si vince, una si perde. Oggi era una giornata no
ah

La sera la chiama il babbo.
Puffetta come è andata la partita?
Bene. Abbiamo vinto ZERO partite

Puffetta sarà un santone da grande. Sicuro.

Non appartengo a questa società Trump-ista

Non ce la faccio, più il tempo passa e più mi accorgo di alienarmi  da questa società.
A scuola hanno spiegato ai nostri bimbi che sul terreno argilloso crescono facilmente le piante (sarei interessata a confrontarmi su come coltiva la cannabis l’insegnante)
Che i mirtilli crescono a tremila metri e non vi tedio sull’oscenità che ho letto sulla pangea.
Quando questi piccoli dettagli, insignificanti ovvio, sono stati fatti notare alle insegnanti hanno risposto con un “oh ma l’ho scaricato da internet e non ci ho fatto caso, dite ai vostri bimbi di studiare sui libri”
Grazie. Lo dico già da sola a mia figlia di studiare sui libri. Ho ancora gli incubi per ciò che ho letto, figuriamoci se lo sento ripetere dalla sua vocina. Potrei avere l’orticaria.
Ma vi rendete conto che siete educatrici? Non occupate quella sedia solo per lo stipendio, avete in mano le basi culturali di molti bambini che purtroppo a casa non hanno la possibilità di espandere i propri orizzonti.
Ho sempre creduto di avere una base culturale bassa, quasi mi vergognavo a confrontarmi con le persone.
Io che invece delle favole disney a mia figlia racconto dell’amore di Ulisse per la sua Itaca (perchè lui aveva sposato la sua terra mica Penelope)
La storia di Atena nata dalla testa di Zeus e dell’amore complicato di Eros con Psiche.
Sto iniziando a pensare di non essere così culturalmente ignorante …

Oltre a questa oscenità culturale, che già di per sè è veramente penosa, vengo a sapere che un insegnante ha strappato il disegno di un bimbo solo perchè aveva scritto al compagno “da grande vengo a vivere con te”.
Qui la mia alienazione alla società ha raggiunto i massimi livelli.
La situazione, grazie al cielo, è stata presa in mano da psicologi e genitori e non so come è finita.
Ma resta il segno. Forte. Indelebile. Inacettabile.
Mi rifiuto di appartenere a questa società Trumpista.
Voglio l’amore per la cultura, le belle arti, l’accettazione e la tolleranza.

Se i nostri figli devono essere educati da tanti Trump allora non ci sto.
Continuerò la mia lotta solitaria, ma non accetterò mai che mia figlia venga plagiata da tanta ignoranza.
Ma temo per un futuro di Trumpisti.