Archivio | giugno 2017

Quello che non dicono

Quello che non dicono lo percepisci, dalla postura del corpo. Dalle parole, dal modo di imporsi mentre parlano.

Arrivano e si comportano da padroni, come se anche la società del cliente fosse loro.
Eppure sono consulenti.
Il cliente dice “state tranquilli, tanto non cambierà nulla. E’ solo l’ennesimo subappalto.
Certo.
Lo puoi dire ai miei colleghi che non hanno mai vissuto la realtà del consulente informatico che si fa 3 mesi da un cliente e 4 da un altro.
Loro ci credono.
Credono a tutto ciò che gli dici, perchè sono qui da 20 anni e considerano questa la loro azienda.
Sono stata in subappalto in quasi tutti i miei lavori da consulente.
La diversità la noti subito.
Qui qualcosa non va.
E’ un gioco politico.
Se ne sente l’odore a distanza.
E in questi giochi non conta la tua esperienza o le tue capacità lavorative.
In questi giochi sei solo una pedina senza nome.

Passano i mesi e tu piccola Cassandra li osservi senza poter dire o fare nulla.
Anzi, un dirigente, sentendo i tuoi dubbi ti convoca in privato per rassicurarti.
Certo.
Però lo senti che nasconde qualcosa.
Lo vedi dal movimento delle mani che ciò che dice è in contrasto con ciò che pensa.
Ma sorridi e lo tieni per te.
Poi un signore viene sostituito nell’altro ufficio.
Poi un altro.
Lo sai come funzionano queste cose.
La società di subappalto farà qualche offerta a qualcuno e qualcun altro lo lascerà a casa.
Siamo tutti consulenti, vero, si andrà da un altro cliente.
Certo.
Per chi ha skill ed è giovane.
Ma tutti questi consulenti over 50?
Che ne sarà di loro?
Cassandra , Cassandra…
e intanto loro credono a quanto gli propina il cliente, che con un sorriso e una pacca ti fa credere di esser tuo amico.

Non credevo di vedere tanta ingenuità tutta insieme.

autostima esagerata

Cammino nel cortile del cliente presso il quale lavoro, davanti a me tre sciurette non più giovincelle che conosco di vista.
Una di queste inizia a parlare di un ragazzo del bar che frequento.
Eh ma l’hai visto? E’ EVIDENTE, che ci sta provando
Si ridicolo, potresti essere sua mamma

Io, pochi passi dietro di loro, rimango senza parole.
Lo conosco bene quel ragazzo. E’ solare, socievole e simpatico.
Da confidenza a tutti subito.
Ma questo non significa che ci sta provando.
E’ semplicemente il suo carattere.

Queste tre sciure, col vestito giallo a fiori rossi e abbronzatura da ibiza, avrebbero bisogno di una revisione alla propria autostima.

Stare fermi è pericoloso

Scendi dal treno che inizia a piovigginare, per fortuna hai lasciato l’ombrello in macchina al sicuro nel parcheggio. Così non prende umidità lui, piccino.
Accompagni  una tua collega momentaneamente senza auto.
Riparti verso casa pensando che finalmente hai un mercoledì senza impegni.
Senza spesa da fare, benzina, cartoleria, scuola, riunione di condominio, etc.
Un mercoledì piovoso dove non devi nemmeno bagnare il giardino.
Ti puoi spiaccicare sul divano.
Coda.
Rallenti.
Ti fermi.
Ci si muove appena appena.
Annoiata cerchi una canzone da cantare tra le varie stazioni radio.
Ah sentiamo qui che fanno….
Frentata.
Botto.
Ti mordi la lingua.
Mannaggia che male!!!!
Non parlavo neppure come ho fatto a mordermi??
Scendi dall’auto un po’ frastornata, come anche quello a cui sei andata addosso tu.
Stai cercando ancora di capire bene se ti ha investito la casa di Dorothy o il rinoceronte di Jumanji quando ti ritrovi due braccia che ti stringono e un ragazzino in lacrime che ti dice:
oddio stai bene? Non ti ho fatto male? E’ tutta colpa mia! Ma stai bene? Adesso mio papà mi uccide. Oddio dovevo partire per Rimini! Aspetta chiamo la mia ragazza. Ma tu sei sicura di stare bene? Guarda che macello ho fatto alla macchina. Mio papà mi uccide.

@Jumanji

Eh niente.
Così non mi sono neppure arrabbiata un pochino.

Frastornata dalla sua ansia ho compilato i moduli e sono tornata a casa con l’auto zoppiccante domandandomi:
ma sono velenosa velenosa?

(vecchia barzelletta del serpente che si morde la lingua)

Il ritorno

Ci sono.
Finalmente il periodo critico lavorativo è passato e posso riprendere un tran tran più tranquillo.


Peccato che tutto questo spremere di meningi ha esaurito il mio piccolo mini neurone solitario tanto da non riuscire più a formulare frasi di senso compiuto.
Ad esempio:
Al ritorno dal caffé con collega mi saluta una signora per strada, calorosamente. E cavolo non mi ricordo chi sia.
Ad un certo punto esclamo: “ah si ora ricordo! E’ la MARITA di X”

Ho esordito, in una riunione telefonica, con un “Si perfetto! Così tagliamo le gambe al toro” e per fortuna mi sono fermata solo a quelle……

e così via…
Insomma ho proprio bisogno di ferie, mi sento un po’ Dory adesso


Cosa stavo dicendo?