Archivio | aprile 2017

Ansie

Laura vieni con me ad una riunione, ora?
E tu sorridi tipo paralisi mentre annuisci chiudendo la porta dietro di te. In due secondi togli giacca e appoggi borsa sulla scrivania e raccogli il primo blocco per appunti che ti capita.
Poi mentre ti incammini lungo i corridoi, rimpiangendo il caffè del mattino che non hai potuto prendere, ti sorge una piccola domanda:
Ma riunione di cosa? Argomento?
Oh niente di che. Un SAL sul progetto con le future implicazioni
Oh. bene. Magari dovevo prepararmi qualcosa.
Arrivi in questa sala all’ultimo piano del palazzo.
Visuale cinematografica su Bosco verticale, unicredit e Regione Lombardia.
Imprechi contro l’organizzazione perfetta perchè il maxischermo e la videaocamera sono già accese e ti riprendono e non puoi permetterti di scattare una foto a quel panorama.
Mannaggia.
Ti siedi e guardi lo schermo gigante che riunisce persone di tre regioni in una stanza, presto dovrai parlare e rispondere alle loro domande, senza aver preparato nulla perchè tutto è stato deciso all’ultimo, e lì l’ansia sale. Guardi la tua responsabile e le bisbigli:
Oddio, ma non si può rimpicciolire l’immagine della nostra videocamera? O almeno nasconderla così non mi vedo? Che impressione vedermi così grossa. Va che faccia. Madonna che capelli ho? Ma non mi hai detto nulla? Con sto vento dovevo almeno pettinarmi
Ebbene si.
Non vado mai in paranoia per parlare in pubblico, chiunque sia l’interlocutore, ma vedermi riflessa o ripresa questo si che ancora non riesco a gestirlo!

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No stress. No party

Esci di casa all’alba perchè devi arrivare presto in ufficio per una riunione e, causa lavori in corso, il traffico verso la stazione è diventato estremamente esuberante.
Prendi il treno al volo mentre sorseggi un caffè d’asporto. Festeggi perchè riesci a sederti.
Arrivi in ufficio e un due tre Stella! Inizi subito la tua giornata di riunioni, ti viene concessa una pausa di circa mezzora alle 14 nella quale cerchi di far rientrare i tuoi bisogni fisiologici tra cui ingurgitare del cibo.
Esageri. Ti dai alla bella vita, e ti permetti di uscire al bar a prendere un caffè.
Chiedi la delega per una riunione, in quanto dovresti anche scrivere del sofware per un altro progetto in scadenza (ovviamente togliendo il cappellino da analista per indossare quello di sviluppatore, perchè assumere personale se hai consulenti multitasking?)
Ottieni di poter seguire la riunione al telefono, alla tua scrivania.
Così mentre un lato di te ascolta il bla bla bla l’altra te digita freneticamente sulla tastiera una marea di if then else cercando di stare nei tempi di consegna.
Alle 17.50 termina la riunione.
Saluti tutti e corri sperando di riuscire a prendere il treno.
Ti lanci al volo sul vagone. Prendi fiato.
Corri casa. Traffico bloccato.
Arrivi più o meno in concomitanza con tua figlia.
Cerchi di preparare una cena mentre lei ti inonda di parole raccontandoti la sua giornata (intanto ti ripeti di goderti questi momenti di non silenzio, perchè tra qualche anno entrerà nel terribile e temuto periodo adolescenziale)
Sgombri al volo lo stendino, avvii la lavatrice.
Ti siedi a cenare.
Finisce la lavatrice.
Stendi.
Pulisci la cucina.
Arriva l’ora per spedire a nanna Puffetta e ti accorgi che il suo letto è ancora invaso dai vestiti che hai tolto dallo stendino.
Nooo.
Non ce la posso fare.
Puffetta dai, stanotte dormi nel lettone. I vestiti li sistemerò domani
Lei ti guarda, ovviamente felice, e ti spara così a bruciapelo:
Certo che mamma, sei proprio una scansafatiche. Non hai nemmeno piegato la biancheria