Archivio | marzo 2017

Vicini

Suona il campanello nel momento esatto in cui stai mettendo la pentola sul fuoco per prepararti la cena.
Vai ad aprire.
Ti si fionda in casa la tua vicina.
Ciao! Ho visto che sei rientrata con la spesa un po’ di tempo fa e non ti ho dato retta
Sinceramente ho detto solo un ‘ciao’ perchè volevo fiondarmi in doccia e non avevo voglia di parlare, sono distrutta dalla giornata
Ah si si. Ho immaginato che eri in doccia perchè sai è già la terza volta che suono il campanello”
Ah
Eh niente volevo solo dirti che domani sera ho a cena UNO e quindi non venire a suonare il campanello


Eh certo. Guarda quando torno a casa dal lavoro la prima cosa che desidero è proprio suonare il campanello ai vicini per farmi vomitare addosso la loro vita.
Lo sogno proprio.
Anzi. E’ la prima cosa che penso al mattino appena mi sveglio.
Invece le rispondo un “Ok” mentre l’orso bruno affammato, che vive nel mio stomaco, emette sordi brontolii di protesta.
No perchè sai, non è che ci voglio fare chissà che con questo ma un limoncino
Eh? Un che?
Limonare
Oddio. Ma hai cinquant’anni passati.
Si dice ancora limonare??
Ma si dai!! E comunque…. bla bla bla


A quel punto non ascoltavo più.
Grazie al cielo ad un certo puto si è fermata. Ed è andata a casa.

Mi raccomando. Non suonate il campanello!

Annunci

Pendolarismo di domenica

Ti aspetti di trovare la stazione vuota e invece così non è.
Una ragazza bellissima color ebano chiacchiera e ride con la sua amica. E’ ipnotica l’eleganza di ogni suo gesto.
Un gruppo di pensionati in gita rumoreggia quanto, se non più, dei quindicenni con la radio accesa.
Sul treno scelgo un vagone tranquillo. Tutte donne con libri. Come me.
Mi accocolo comoda e mi assento nel mio mondo finchè una voce mi distrae.
Ha delle monetine per favore?
La voce si avvicina sempre più. Finchè non sento la presenza silenziona sopra la mia testa.
Alzo lo sguardo dal libro.
Ciao
Ciao
Senti avresti trenta euro da prestarmi per comprare la coca che sono in crisi di astinenza?


Dopo un secondo di bocca aperta rispondo.
Complimenti per la sincerità! Comunque: no
Lui passa oltre e torna a chiedere delle monete.

Scesa dal treno raggiungo la mia amica alla fermata della metro.
Due donne in sari con bimbo ci fermano.
Scusate possiamo cheidervi indicazioni?
Certo
Sapete dov’è il Colosseo?
Le guardiamo attonite per qualche secondo, la mia amica si riprende prima di me.
Il colosseo si trova a Roma, qui siamo a Milano
Non è che cercate il Duomo?” esordisco io.
Noi cerchiamo una chiesa
A Milano. Una chiesa. In effetti ce ne stanno così poche…
Avete il nome? Almeno la zona?
Ci guardano perplesse.
La mia amica gli chiede se parlano inglese. Rispondono di si.
Domanda dove devono andare.
Ci rispondono da dove vengono.

E’ un mondo fantastico. Niente da dire.

Bloody Mary Challenge (terza e ultima) – Zio Tibia

Cara Bloodyivy, termino l’invocazione a Bloody Mary (prima parte qui, seconda qui) con la recensione di … di … un ricordo d’infanzia!

Bloodyivy mia questa non è una recensione standard, spero ti vada bene lo stesso.

Ebbene si, per me la passione dell’horror è nata nella cantina a casa dei miei con una tv vecchissima e due amici che condividevano con me tale ossessione (a quell’età ero in maschiaccio che andava a cercare i fantasmi nei cimiteri, ora non sono più un maschiaccio e sono i fantasmi che vengono a cercare me) . Avevamo si e no dodici anni, ricordo che scendavamo le scale recitando :

Viene la notte, la notte nera.
Con ali di corvo vola leggera….
Viene la notte, la notte scura
arriva l’uomo che fa paura!

e ci mettevamo comodi sul divano in attesa di…

Zio Tibia – si quello nella foto, abitava in una cripta in compagnia del cagnolino Golem e dell’assistente Astragalo. Il personaggio in realtà è ispirato ad un fumetto americano .
Il format possiamo definirlo come la versione horror di Bim Bum Bam, dove si intratteneva il pubblico prima di un episodio.
In questo caso eran brevi sketch prima del vero e proprio film.
Come ad esempio La mummia, o Venerdì 13 oppure degli episodi di ai confini della realtà.

E ora devo nominare gli ultimi sei blogger:

  1. https://goccediesperienza.wordpress.com/
  2. https://umanoalienoblog.wordpress.com/
  3. https://macchiedichina.com/
  4. https://unricordoinunoscatto.wordpress.com/
  5. https://guardandolalunadaunacruna.wordpress.com/
  6. https://endovenablog.wordpress.com/

 

**

Riporto le regole del gioco:

Regole in breve(che si possono copia&incollare  QUI):
  •  Nomina il creatore della Challenge e chi ti ha nominato.
  • Usa per segnalare i post  una di queste immagini (che si possono copia & incollare da qui (fb) o qui (fb).
  • Scrivi tre recensioni (una recensione = una invocazione a Bloody Mary)  a libri o film horror spiegando il perché ti hanno colpito.
  • Avverti Bloody Ivy tramite un commento nel suo blog per la condivisione fb e inserimento link del post nell’indice.
  • Nomina per ognuna delle tre recensioni 6 blogger.
    Divertiti con l’horror!
    qui il post completo con le spiegazioni “in lungo” della Bloody Mary Challenge

dal blog http://bloodyivy.it

 

Le donne che vorrei (da Memoria di una Vagina)

Si queste sono le donne che vorrei anch’io. Dal profondo del cuore.
Capita in alcuni momenti della vita che si riesca a sperimentare l’unione femminile, senza pregiudizi, senza essere competitive, senza voler dimostrare di essere. Quando succede è di una potenza meravigliosa, è amore che cura.
Mi auguro un futuro così.
Auguri donne.

Per farvi qualche esempio: le donne che vorrei non si danno in scioltezza della “troia” per qualunque genere di ragione compresa tra “mi ha rubato il fidanzato” e “mi ha sorpassata in coda alla cassa dell’Esselunga”. Le donne che vorrei non insinuano, ogni volta che una donna ha successo, che quel successo sia merito di un uomo: il padre che l’ha campata, il marito che la mantiene, il capo a cui l’ha succhiato. Le donne che vorrei non dicono che quella là ha un culo che fa provincia, o un naso per il quale servirebbe il porto d’armi e, in effetti, non presuppongono che la bellezza e l’intelligenza non possano coesistere all’interno di una stessa donna, decidendo che se una è bella dev’essere per forza scema, e se una è intelligente merita d’essere sminuita perché non è abbastanza avvenente. Alle donne che vorrei, il sesso piace sinceramente e gioiosamente, e lo vivono in libertà e consapevolezza, godendo di tutto l’assortito repertorio d’emozioni e di sensi che in esso è coinvolto. E sanno bene, queste donne, cosa piace al proprio corpo, e lo spiegano loro agli uomini, invece che lamentarsi dell’incapacità di quelli, che i poveretti poi ci credo che si rinchiudono a farsi le seghe guardando Il Trono di Spade. Le donne che vorrei credono molto di più in se stesse e nelle loro virtuose sinergie. Esse sanno ridere delle proprie paturnie e sdrammatizzare le proprie insicurezze, e patiscono molto meno la tipica sete di conferme che c’affligge. Le donne che vorrei sono incuriosite e non spaventate, da quelle diverse, creano scambio dove di solito c’è preconcetto. Le donne che vorrei capiscono che anche la più forte delle donne nutre le proprie fragilità, e che anche la più debole di tutte ha un titano nascosto da tirar fuori di sé. Le donne che vorrei non provano sollievo guardando la cellulite sulle gambe delle altre e neppure direbbero mai frasi come “chiudete le cosce”. Le donne che vorrei non insinuerebbero mai, non lo farebbero nella vita privata figurarsi su un social network, che il modo in cui un’altra è vestita renda più o meno credibili le sue parole.
Le donne che vorrei hanno superato la limitante, parziale e obsoleta dicotomia tra sante e puttane. Le donne che vorrei sono libere di dire che un figlio non lo vogliono, senza sentirsi snaturate per questo. E sono libere altrettanto di dire che i figli vogliono averli, due, tre, quattro, una squadra di calcetto al completo, persino nel 2017, senza sentirsi trattate con sufficienza dalle colleghe cosiddette “emancipate”. Le donne che vorrei hanno delle opinioni e le esprimono, ma non le hanno sempre, per forza e su qualunque cosa. Le donne che vorrei sanno essere affascinanti nell’età che hanno, anche quando gli sguardi degli uomini si fanno più radi, poiché non è in essi che la bellezza risiede. Le donne che vorrei sono a volte mogli tradite ma mai “povere cornute“, e sono a volte amanti illuse ma non “luride zoccole“. Le donne che vorrei possono guadagnare più del proprio uomo, avere più esperienza alle spalle e più anni all’anagrafe, senza per questo sollevare perplessità e diffidenza. Per contro, possono amare un uomo maturo, senza subire allusioni alla sua certamente florida eredità. Le donne che vorrei non pensano che tutte quelle dell’est sono qui per rubarci i mariti, non sono infastidite dal velo in testa di una e neppure dal culo da fuori di un’altra. Le donne che vorrei sono libere di arrivare vergini al matrimonio, ma rispettano quelle che l’hanno data via a 15 anni. E quelle che l’hanno data via a 15 anni, rispettano quelle che vogliono arrivare vergini al matrimonio, anche se scherzano ipotizzando che esse siano in realtà dei cyborg progettati da Comunione e Liberazione. Le donne che vorrei, se sono infastidite da qualcosa, lo dicono in faccia, sempre. Esse hanno amiche, più giovani e più adulte, e non hanno paura di discuterci, se necessario. Le donne che vorrei si intuiscono e si capiscono e le prime con cui imparano ad andare d’accordo sono le madri, le sorelle, le figlie. Le donne che vorrei hanno capito che la complicità rende molto più della rivalità.