Archivio | settembre 2015

Risvegli e incubi #Puffetta

Domenica mattina.
Ti svegli intontita. Barcolli fino al bagno come uno zombie appena resuscitato. Se ti guardi allo specchio l’aspetto è identico.
Non fai in tempo ad aprire un occhio che un “Mamma!” ti colpisce così. Alle spalle.
Uno tsunami di parole investono le tue orecchie intorpidite:
Mamma ho fatto un incubo. Io e A. eravamo invitate a cena da una signora che non conoscevamo. Poi calava la notte e c’era la luna piena e appariva una pala mannara…. mamma? Mamma non si ride! E’ un incubo!
Si scusa Puffetta. Ma com’era la pala mannara?
Allora aveva quel pezzo lì di metallo e il bastone di legno. Come quella del giardino. Poi sono apparsi gli occhi e la bocca coi denti da…da pala mannara! Io avevo paura però mi sono difesa lo stesso. Le ho chiuso gli occhi e la bocca, poi l’ho abbracciata così. Vedi? Perchè bisogna sapersi difendere. Anche nei sogni

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Ogni volta è stupore

Tessa Gray
Ci sono libri che sanno rapirti al punto tale da farti sentire la loro mancanza.
Mi accade con le serie. In particolare con quelle di Cassandra Clare.
E’ come ritrovare un amico.
Emozionarsi perchè lo riabbracci, respiri il suo profumo familiare e ricordi con lui un avvenimento passato vissuto insieme.
A volte scende una lacrima.
A volte abbozzi un sorriso.
Lo ricordi per come era da piccolo, lo vedi ora adulto e scorgi tratti che sono rimasti identici.
Alcuni personaggi li senti dentro, perchè ti assomigliano. Ti riconosci in loro.
Altri ti sono completamente opposti e , proprio per questo, li ami ancora di più.
Non è più leggere.
E’ sentire sulla pelle il piacere di un incontro.
Poi chiudi il libro, perchè devi scendere dal treno, e saluti con calore i tuoi compagni di viaggio.

Il Peso del cuore #IlFante

Trovo così tante similitudini della vita reale nelle favole da perdermi in esse.
Un po come la piccola Alice di Carroll.
Anche se alla fine la vita ti riporta alla versione di Tim Burton con qualche variante di OUAT .
Stavolta, dopo aver ciarlato di Cappucetto Rosso qui, mi sono appassionata alla storia del Paese delle Meraviglie di questa serie TV.
Dove Alice, adulta, si innamora del genio della lampada che non è azzurro con la voce di Robin Williams. Non c’è nemmeno Aladdin ma Jafar si, ed è tutta un altra storia.
Stavo dicendo?
Ah si.
Non sono qui a raccontarvi di storie d’amore perchè proprio non è il mio genere in questo periodo.
No. Anzi mi nauseano.
Sarà per questo che mi son affezionata al personaggio del Jack di Cuori, che si è fatto togliere il cuore.
Oh si questo è un must per chi segue la serie tv.
C’è chi va dal parucchiere a cambiare pettinatura dopo una delusione d’amore, no li no. Si fanno togliere il cuore dalla regina di turno, lo impacchettano per bene e  lo mettono in una cassetta di sicurezza.

Fatto sta che questo Fante senza il cuore a me piace.
Mi ricorda un pochino l’uomo di latta di Oz.
Non prova più amore verso la donna che l’ha tradito ma è un amico fedele, non si tira indietro per aiutare gli amici quando hanno bisogno e chiede persino scusa ad una fatina a cui ha spezzato il cuore.
Inoltre è sicuro di se e ha quell’aria da uomo vissuto che, diciamolo, fa strage.
Peccato per le orecchie da Dumbo, ma si sa, nella vita non si può avere tutto.
Insomma il personaggio piace.
Finchè non gli restituiscono il cuore.
A quel punto è come se perdesse tutto il fascino e torna lo zerbino della donna che amava.
Ma un momento.
Com’è possibile che una persona senza cuore voglia bene agli amici? chieda scusa?
Eh già. Non è possibile.
Ma allora quel cuore cosa rappresentava?
Per me l’illusione dell’amore. L’idea che bisogna sacrificare tutto e tutti a discapito di qualcuno che nemmeno vediamo per come è. Il bisogno ossessivo e convulsivo di avere accanto qualcuno, senza nemmeno preoccuparci se a lui/lei interessiamo davvero.
Il desiderio malato di essere visti e accettati da un altro quando noi per primi non lo facciamo con noi stessi.
Ecco perchè caro Jack mi piacevi di più senza il cuore.

ONCE UPON A TIME IN WONDERLAND - Jack Cuori

ONCE UPON A TIME IN WONDERLAND – Jack Cuori

E Lei chi è? #Sogni

Ricevo una telefonata che mi avvisa che il mio gatto* ha avuto un incidente e che è stato portato da un veterinario.
Esco di corsa, coi capelli bagnati avvolti nell’asciugamano.
Mentre vado all’indirizzo specificato telefono alla mia amica Simo, la mia macchina* non funziona bene ed è meglio se mi viene a prendere lei per tornare.
Arrivo da questo veterinario che è situato in un multisala*.
Faccio manovra per posteggiare e una bionda* (tinta) mi frega il posteggio*.
Lei è esattamente il mio opposto. Io bionda naturale lei tinta. Lei perfetta. Capelli in ordine, vestitino, tacchi, borsetta. Io..vabbe sono io.
Le dico solamente “stavo posteggiando io lì” e mi disinteresso subito della cosa perchè penso al gatto, posteggio altrove.
Lei mi segue, a piedi.
Si avvicina arrabbiata.
Scendo dalla macchina e lei mi prende in giro per l’asciugamano in testa.
La ignoro come se fosse un rumore di sottofondo. Non la vedo proprio.
Osservo la Simo che posteggia e mi corre incontro.
Nel frattempo la tipa continua a prarlare parlare e sbraitare.
Non comprendo le parole, solo rumore.
Io e la mia amica ci avviamo verso il veterinario e entriamo.
La tipa bionda resta fuori a inveire.

Ora. Il *gatto rappresenta la mia psiche, il mio lato femminile che si, ultimamente è malconcio. Per fortuna ci sono i veterinari.
I capelli bagnati sono sempre legati alla femminilità. Insomma sarò malconcia ma ci sto lavorando su.
La *macchina la guido io, la mia vita. Però ho bisogno di aiuto perchè ora è un bel casino. E l’aiuto c’è. Basta chiedere.
Il *posteggio? Non so. Una pausa nei casini? Mmmm…
Il *multisala? Il veterinario al multisala. Cinema. Film? Storie inventate? Mi sfugge un po.
E la tipa *bionda!?!?
No lei proprio non l’associo.

Secondo voi? Che rappresenta?

non mi sento bene per niente

Si inizia una nuova avventura.
Puffetta va alle elementari.
La prima assemblea di presentazione.
Tutto nuovo.
E tutto si ripete.
Una mamma chiede dove ritirare modulo per delega per il figlio, perchè non può presentarsi lei la prima settimana.
La maestra risponde aggressiva, giudicando, criticando la madre che non sarà presente.
Di nuovo.
Stessa solfa dell’asilo.
I maestri nel loro mondo di fiaba.
I genitori nella realtà di una società che non ti aiuta in NIENTE.
Vorrei solo spendere due parole verso chi critica e giudica una madre lavoratrice.
Una mamma a tempo.
Perchè, signora corte suprema, lei cosa ne sa dell’inferno che vive quella madre?
Del fatto che il suo datore di lavoro non le concede più di un giorno di ferie, perchè “se ti lamenti vai, vai pure. Tanto fuori dalla porta ci sono altri cento disposti a prendere il tuo posto
Magari è una mamma sola, come una mia collega.
Non ha più i genitori, il marito è morto. Si appoggia ad una babysitter.
E DEVE lavorare, per pagare il mutuo, per mantenersi.
Voi, che giudicate così dal vostro pulpito.
Voi, vi siete mai interessati alla vita degli altri?
O continuate a vivere felici nel vostro mondo di zucchero filato?

Ditemi ditemi
Vi ascolto.
Raccontatemi la Vostra storia.