Incontri #treni

Sono quella seduta davanti alla tipa che si lamenta sempre, mai contenta, mai felice, sempre qualcosa che non va.
Alzo lo sguardo e vedo passare, nervoso come sempre, il pazzo. Ci sono 32 gradi all’ombra e lui indossa lo stesso maglione e la stessa giacca di quest’inverno.
Mai lavati.
Si siede. Si rialza. Ti guarda. Picchia il piede. Prende l’acqua da un sacchetto di plastica alimentare.
Anche i fazzoletti di carta stanno in un sacchetto identico.
Poi prende le forbicine, sempre in un sacchetto, e si mette a tagliarsi le unghie.
Distolgo lo sguardo nauseata.
Vedo la ex moglie di quello del sesto piano.
Sguardo triste. Viaggia sola.
Si accorge di me e mette gli occhiali da sole.
Quella davanti a me sta ancora parlando, lamentandosi, sperando che io l’ascolti.
Non mi interessa.
Prendo il Kindle.
Il treno parte.

Sulla via verso il parcheggio incontro lui, la mascotte Expo.
L’ubriaco che piscia nel vicolo ed è sempre molto interessato a farsi vedere.
Che poi, diciamolo, non si vede niente.

E anche oggi il viaggio è finito.

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8 thoughts on “Incontri #treni

  1. anche nel paese vicino c’è uno scontento e appunto lo chiamiamo “il fratello scontento” Il fratello si chiamava rubinetto perchè da ragazzo pisciava continuamente. Poi abbiamo il sordo, il metereologo, e il becco, capirai. Per fortuna per trovarli devo fare 200 metri di sentiero nel bosco, scelta la più azzeccata della mia vita non riparabile la strada vicinale percorribile con solo il PIK e quindi inaccessibile ai rompi

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