Pasticci

Ci sono persone perfette. Escono di casa pettinate come per una sfilata, i tacchi vertiginosi, curate in ogni dettaglio. La cintura dello stesso colore delle unghie, del ciondolo, degli orecchini e del cinturino dell’orologio. Profumano sempre di fresco. Impeccabili.

Alcune sono anche mamme, e solitamente sono accompagnate da figli altrettanto impeccabili.
Col piccolo nel passeggino e “il grande” che cammina accanto. Vestiti entrambi uguali, con gli occhiali da sole di Gucci. Impeccabili.

Poi ci sono io, e mi figlia ovviamente.
Noi due no. Non siamo impeccabili.
Siamo quelle due lì, sedute in piazza ai tavolini di un bar, osserviamo i perfetti che passeggiano.
Puffetta, in braccio, mi indica col dito le persone e mi dice
“Mamma guarda sembra Babbo Natale” e indica una suora.
“Certo Puffetta, un Babbo Natale per la tv in bianco e nero”
E ridiamo.
Cappelli alla moda del momento, cioè spettinati a caso.
Pantaloncini corti e canottiera, perchè fa troppo caldo per noi per esser fighe. Ci basta star comode.
Arriva il suo gelato e il mio caffè.
Il ragazzo del bar ci conosce. Ha soprannominato mia figlia “la collezionista di ombrellini da gelato“. Le chiede “che colore ti manca?” e sfoglia la collezione per trovarle quello che cerca.
La coppa che vuole lei non esiste nell’elenco. Ma noi, e il ragazzo, ce ne freghiamo. Solerte prende appunti e fa esattamente quello che lei gli ha chiesto.
Arriva la nostra ordinazione, Puffetta va a sedersi al suo posto. Io scambio due parole col ragazzo.
E BAAAAAM!
Il mio caffè vola all’aria.
Puffetta invece che spostare la sedia verso il tavolo, ha spostato il tavolo verso se stessa.
Perchè i bambini sono così. Perchè tutto gli deve andare incontro. Non sono loro a doversi spostare, è il mondo che li deve accogliere.
Peccato che il mio caffè non l’ha compreso.
E al momento nemmeno la sua mamma, che si è arrabbiata.

Negozio di cosmetici. Compriamo una crema idratante. Proviamo i vari tester e tra un “annusa qui” “senti questa” mi distraggo e faccio cadere un po’ di crema sul pavimento.
“Oh mi scusi che pasticcio che ho combinato”
La commessa non risponde. Mi fulmina con lo sguardo. Pulisce e nel suo intimo sogna di squartarmi.
Puffetta mi guarda e dice:
“Mamma il pasticcio ora l’ha fatto tu eh!”
E come darle torto! Del resto crescendo mica son migliorata.

La tesi è confermata dal fatto che stamattina parcheggio nel posteggio sotterraneo della stazione, scendo dall’auto e faccio volare il cellulare che si scompone in mille pezzi.
Ad un certo punto vedo un’auto fermarsi, il viso preoccupato di una ragazza che mi chiede “Signora sta bene? Tutto a posto?”
E mi vedo attraverso i suoi occhi: in ginocchio per terra, con l’ombrellino sotto la macchina accanto. Faccia sconvolta da chi non ha ancora bevuto un caffè.
Eh si. Sono un bel pasticcio.

 

immagine presa dal web

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5 thoughts on “Pasticci

  1. Io a me te e Puffetta. Vi amo. Tua figlia vive nel suo mondo, nel vostro. Ed è un mondo magico. Ora fatti comprare un iPhone o un Samsung dal marito o ti uccido! Avevi un catorcio di telefono!!! Te devi essere connessa. Sempre.
    Io sono il tuo animale domestico. Non dimenticarlo, eh!

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