Archivio | giugno 2014

Allibita

“Perchè non lo tieni? Non vedi tua figlia come si è affezionata?”
“Sono fuori da casa dodici ore al giorno per lavoro, come faccio?”
“E che problema c’è? Hai il giardino”

Certo. Un gattino di quasi 3 mesi, che piange ancora per la mamma che non trova, lo lascio in giardino tutto il giorno da solo. Col cane del vicino che gli abbaia contro e i gatti GROSSI del circondario che lo vedono e gli soffiano contro.

“Lo puoi tenere in casa”

Si come no. In due secondi ha messo le unghie sul divano che ha una settimana di vita e si è arrampicato sulla tenda . E poi io sono a piano terra, dovrei lasciarlo in casa al buio per dodici ore!?

“Lo puoi lasciare chiuso in bagno”

Chiuso in bagno, al buio, per dodici ore.
E per queste persone IO sono il MOSTRO che porta via alla figlia il giocattolino vivente.
Certo.
IO, il suddetto mostro,  ho insegnato a mia figlia che gli animali si rispettano e si rispettano anche i loro bisogni e le loro esigenze. NON SONO GIOCATTOLI.
Voi invece siete sicuri di essere umani? Non so…i demoni dei libri di Cassandra Clare  mi sembrano aver più cuore.
Detto questo. Con molta cordialità, amore infinito e sorriso sulle labbra, vi dico:

ANDATEVENE A …..

miss-bone-18

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Bagni

In treno, l’altro giorno, incontro una delle mie conoscenze derivante da “treni persi e incontri al bar della stazione” (si lo so, faccio amicizia anche coi muri e le formiche che ci camminano sopra).

Insomma ci ritroviamo a ciciarare allegramente su un vagone strapieno di pendolari alquanto interessati ai nostri discorsi. Ad un certo punto mi chiede “Senti mi racconti la tua esperienza di quando hai tolto il pannolino a Puffetta? Devo toglierlo alla mia”

La domanda peggiore della mia vita. Se dovete ancora togliere il pannolino ai vostri figli, o non ne avete ancora ma avete intenzione di averne in futuro, non leggete. Fermatevi qui. Potreste rimanere traumatizzati a vita.

Il problema non è stato “togliergli il pannolino“. Il vero problema è “mamma mi scappa la pipì“. Questa terribile frase ancora oggi, che è grande, mi mette ansia. Quando la sento mi viene la pelle d’oca e inizio a guardarmi in giro terrorizzata. Come se fossi nel film “Inferno di Cristallo” (nota 1) e cercassi di uscire dall’ultimo piano del grattacielo.

I suoi “mamma mi scappa la pipì” hanno causato:

* Lividi altezza gomito per tutte le volte che, tenendo lei sotto il braccio come una palla di rugby, ho preso dentro le maniglie delle porte dei bagni.

* Inchiodate in statali, strade di campagna, autostrade (e porcamiseria abbiamo appena superato l’autogrill e il prossimo è tra 60 km) con apertura portiere e mamma che tiene sollevata Puffetta per farle fare la pipì accucciata (e l’equilibrio per tale maestria non ce l’ha ancora oggi) e lei che ti risponde “Mamma non posso fare pipì qui. C’è una formica! Non posso farle pipì in testa!

* Supermercato vicino a casa. Del tipo “ci vado solo se ho finito il latte perchè ha una sola corsia e non c’è mai niente e il macellaio mi guarda come se mi volesse squartare“. Arrivo alla cassa, prendo il portafoglio. “Mamma mi scappa la pipì“. Sguardo terrorizzato. La cassiera incontra i miei occhi. “Signora c’è un bagno, mi segua” e ci fa attraversare tutto il supermercato (la sopra citata unica corsia), arrivare al bancone del macellaio,  entrare in uno stanzino attraverso una porticina bianca, camminare in mezzo alla carne appesa per i ganci, mannaie sui tavoli (signore fa che mia figlia non resti traumatizzata a vita) ed entrare in un quadrotto con un cesso. Io la carne lì non l’ho più comprata. Neanche il latte.

* Centro Garden. Sempre alla cassa, mani piene di gerani, fiorellin del vetro e ovviamente le sue calamite (una volta le compravo anche per me). “Mamma mi scappa la pipì“. Guardo la cassiera. Lei mi guarda. Silenzio. Le chiedo “C’è un bagno?” (altrimenti ho visto dei cespugli là fuori che vanno benissimo lo stesso). Credo che mi abbia letto nel pensiero. “Signora le do la chiave del nostro bagno. Guardi è là in fondo prima della serra“. Il navigatore per bagni dovrebbero creare. Con ansia crescente, e bimba saltellante su un piede a turno, trovo finalmente il bagno: quattro pareti di cartongesso messe intorno ad cesso.

* Le Turche. Le odio. Prepara la bambina per la pipì. Accucciati cercando di non toccare il pavimento bagnato e sporco (non voglio sapere di cosa) coi tuoi vestiti, ne coi suoi. Borsa a tracollo perchè ovviamente non la puoi appoggiare da nessuna parte. Tieni in equilibrio la bambina mentre cerchi di starci TU in equilibrio. Prega che lei faccia la pipì senza bagnarsi e senza bagnare te. La cartaigenica è appoggiata sul lavandino fuori.

* A cena nella baita dove siete in vacanza con gli amici. “Mi scappa la pipì“. Si dai, non stiamo lì a tornare in camera. Ho visto la porta del bagno qua fuori dalla sala. Apro la porta. Scale che scendono. Arrivate in fondo un lungo corridoio bianco tipo Shinning (nota 2) con porte chiuse a destra e sinistra. In fondo al corridoio un quadro in legno con una faccia urlante che esce dal quadro (una scultura). Il corridoio non è finito. Curva a gomito, altro corridoio bianco identico, stesso quadro in fondo. Insomma il corridoio era un labirinto sotterraneo che terminava coi bagni al centro. Bagni con le lampade coi sensori di movimento. Entri si accende la luce. Fai fare la pipì alla bimba, la rivesti, e dopo tutta questa fatica non la vuoi fare anche tu? Ti siedi e…le luci si spengono. “Puffetta, amore non è che esci dal bagno e fai riaccendere le luci?” “Mamma ma è buio! Io non mi muovo

* Sempre in vacanza. Aperitivo serale. “Mamma mi scappa la pipì“. Ci alziamo. Apriamo la porta e… tutte le pareti sono ricoperte di attrezzi medievali. Spade e quant’altro. Una targhetta dice “Mostra di strumenti di tortura“. Nell’antibagno!?!?!? Beh…questa è la foto.

strumenti

***

nota 1: film Inferno di Cristallo

nota 2: film Shinning

Come uno yogurt scaduto

Prima di Natale entro in un nuovo negozio per bambini che ha aperto in stazione.
“Buongiorno” mi dice la commessa
“Buongiorno” le rispondo
“Le serve aiuto?”
“No grazie. Volevo solo dare un’occhiata”
Mi segue come un’ombra.
Prendo in mano una maglietta.
“Quanti anni ha sua figlia?”
Alzo un sopracciglio.
“Quattro. Grazie ma guardo da sola”
“Questa maglietta è di sei anni è troppo grande per sua figlia”
“NO. Non lo è. Mia figlia è alta unmetroeventi
“Si ma questa maglietta è di sei anni e sua figlia ne ha quattro”
La guardo.
“GRAZIE. Preferisco guardare da SOLA”
Mi sposto. Prendo in mano una maglietta e lei ricompare solerte.
“Signora ma sua figlia è un po’ piccola per sapere chi è Violetta”
Esasperata metto giù la maglietta e decido di non acquistare niente.

Non contenta  a primavera ripasso per quel negozio.
“Buongiorno” sempre lei. Incredibile non l’hanno licenziata.
“Buongiorno” mi guardo intorno e mi accorgo che si, stavolta ho bisogno di una commessa “Avrei bisogno di una felpa per una bambina di 6 anni” tagliamo subito la testa al toro. Meno domande mi fa lei e più possibilità ho di non ammazzarla.
“Si certo. Ecco guardi questa le va bene?”
“No. Mi scusi è un pile e ora fa un po’ caldo per indossarlo. Volevo qualcosa di primaverile, per questa stagione”
“Eh signora ma adesso ormai ci si veste estivo”
“Scusi ma lei non sta indossando una felpa ora!?”
Non ho pazienza. Esco di nuovo senza comprare.

Due secondi fa sono rientrata in quel negozio.
“Buongiorno” ancora quella commessa??
“Buongiorno. Volevo sapere se avevate dei codini per capelli. Piccoli però”
“Quanti anni ha la bambina?”
“…” forse se mimo cosa ho bisogno lo capisce. Prendo delle ciocche di capelli tra le mani e mi faccio due codini “mi servono degli elastici per fare i codini così. Quelli piccoli. Hai presente?”
“Si si!” e mi prende gli elastici grandi per fare la coda di cavallo.
“Ho capito. Non li avete” mi volto per uscire. Poi ci penso su e mi rigiro “Sei una ragazza dolce e molto carina. Però tesoro sei proprio stupida”

Non ce n’è sono acida come uno yogurt andato male.

 

immagine presa dal web

immagine presa dal web

 

Mamma Gump

Il racconto inizia dal Forrest Gump bambino, che vive solo con la madre in una grande casa. Il padre di Forrest, come si evince dai discorsi della madre, ha abbandonato la moglie e il figlio.
http://it.wikipedia.org/wiki/Forrest_Gump

A volte mi capita di pensarla. Mamma Gump.
Una mattina si sveglia, col suo bel pancione e scopre che il marito se ne è andato.
Non si arrende. Piange le sue lacrime ma si fa forza e tiene duro.
In un mondo dove una donna sola, con un figlio, è vista come uno scarto della società.
Partorisce un bimbo e si accorge che qualcosa non va. Non è reattivo come i piccoli che vede al parco giochi. Non parla come loro, non gioca come loro, non ruota la testina come loro seguendo un rumore.
Qualcosa non va.
Lo sente dentro nelle viscere.
Guarda il suo bimbo con tutto l’amore che ha in corpo, quell’amore che per il marito era troppo ed è fuggito, e non si arrende.
E’ vero, suo figlio è diverso. E allora? In questo mondo siamo tutti diversi, nessuno di noi è uguale all’altro. E’ mio figlio e lo amo. Punto.
E con questa forza incredibile in corpo lei lo cresce.
E noi, spettatori del cinema, la critichiamo per le sue scelte.

la madre lo ha chiamato così in onore di un soldato della Guerra di secessione, il tenente Forrest (che si scopre essere il fondatore del Ku Klux Klan)

Che orrore! Quanta ignoranza!

lo costringe a mettere un apparecchio alle gambe per raddrizzargli la schiena, che ulteriormente lo penalizza agli occhi degli altri bambini

Che madre orribile!

la madre, determinata a concedere all’amato figlio un futuro pari a quello degli altri bambini e credendo nelle sue potenzialità, riesce a farlo comunque ammettere al prezzo di concedersi sessualmente al preside

Che vergogna!

Eppure per me è stata una madre esemplare.
Posso non condividere le sue scelte, ma le comprendo. Sopratutto nell’epoca in cui è vissuta e nella costante ignoranza in cui crescevano le donne.

Mamma Gump per me è una Mamma da cui prendere esempio (si con la M maiuscola).
Non ha mai deriso suo figlio, ha sempre creduto in lui, lo ha incoraggiato, sostenuto e cresciuto trasmettendogli fiducia in se stesso e nelle sue potenzialità.
Tutto ciò che ha affrontato nella vita, i suoi incredibili successi, sono il risultato di quella scintilla di luce e fiducia che sua mamma gli ha trasmesso da piccolo.

Quella donna avrà avuto i suoi difetti (come me), la sua ignoranza (come me), avrà fatto degli errori (come me), ma ha saputo donare a suo figlio la Vita. E  donare la Vita non è solo farlo venire al mondo, ma anche concedergli la possibilità di fare delle scelte senza perdere se stessi.
E lui se stesso non l’ha mai perso.

Io voglio essere una mamma come Mamma Gump.

Mamma diceva sempre: la vita è uguale a una scatola di cioccolatini, non sai mai quello che ti capita!

Non permettere mai a nessuno di dirti che è migliore di te, Forrest. Se Dio avesse deciso che fossimo tutti uguali avrebbe dato a tutti un apparecchio alle gambe.

Mamma diceva sempre che i miracoli accadono tutti i giorni!

Stupido è chi lo stupido fa, Signore.

Non sono un uomo intelligente, ma so l’amore che significa.

Sei morta un sabato mattina. E ti ho fatto mettere qui, sotto il nostro albero. E ho preso la casa di tuo padre e l’ho fatta abbattere. Mamma diceva sempre che morire fa parte della vita. Magari non fosse così. Il piccolo Forrest se la cava benissimo, sì. Presto ricomincerà la scuola. Gli preparo colazione, pranzo e cena, ogni giorno. Sto molto attento: lui si pettina i capelli e si lava i denti ogni giorno. Gli insegno a giocare a ping-pong. Okay, ora… Forrest, tocca a te. È molto bravo. Peschiamo tanto. Ogni sera leggiamo un libro. Com’è intelligente, Jenny! Saresti fiera di lui. Io lo sono. Sai, ti… ti ha scritto una lettera. Dice che non posso leggerla. Non devo farlo, perciò la… la lascio qui per te. Jenny… Non lo so se mamma aveva ragione, o se… se ce l’ha il Tenente Dan… non lo so… se abbiamo ognuno il suo destino o se siamo tutti trasportati in giro per caso come da una brezza… ma io… io credo… Può darsi le due cose. Forse le due cose càpitano nello stesso momento. Mi manchi tanto, Jenny! Se hai bisogno di qualcosa non sarò molto lontano.

@Forrest Gump

@Forrest Gump

Scarpe

In milleduecento anni la moda non è poi cambiata così tanto.

@nationalgeographic

@nationalgeographic

L’immagine si riferisce al seguente articolo

Come la prima volta… anche no

immagine presa da facebook

immagine presa da facebook

Quando ho visto questa frase ho pensato subito “Eh no!! Con tutto quello che c’è stato fino ad oggi mi guardi come la prima volta!?!?”

Da quando ci siamo conosciuti sono successe tante cose. Mi sono ammalata, ho lottato e ho vinto. Si lo so, non del tutto.  Ma ci sono ancora, tutta intera.

Ho passato 9 mesi con una bimba in pancia, portandomela ovunque, anche in treno. Mi è cascata addosso una signora sul vagone e ho telefonato in lacrime alla ginecologa credendo che mi avessero ammazzato la figlia.

Ho rotto le acque il primo giorno d’estate alle 4 del mattino e ho partorito il giorno dopo all’una di pomeriggio. In sala parto c’erano le piume del cuscino ovunque, ho rotto il lettino e ti ho lussato una spalla.

In casa da sola, con la bimba appena nata, ho assaggiato una fettina di bresaola credendo che fosse di cavallo. Peccato che era di mucca e ho rischiato lo shock anafilattico. Per paura di lasciare mia figlia senza mamma mi son ficcata le dita in bocca e così sono sopravvissuta pure a questo.

Ho ripreso a lavorare che Puffetta aveva 8 mesi e son riuscita sempre a gestire bimba, casa e lavoro. Si ok ogni tanto rimango piegata in due per i dolori alla schiena, piccoli effetti collaterali di una vita vissuta al 200%.

Non sono ordinata.

Ci provo. Mi impegno. Ma poi finisco per fare qualche pasticcio.

Mi piace cucinare i dolci, ma detesto pulire la cucina una volta finito.

Abbiamo riso, litigato, discusso, ci siamo amati e nonostante i nostri caratteri, le nostre incomprensioni: io sono ancora qui. E visto come funziona in questa società: non è una cosa da poco.

Da quando ci siamo conosciuti ad oggi io sono cambiata, molto. Ho affrontato avversità e gioie.

No grazie, non mi guardare come se fosse la prima volta.

Guardami per come sono con tutto quello che c’è stato fino ad ora.

Guardare l’amato come se fosse la prima volta io lo trovo limitativo e solo un’illusione. Non siamo più ciò che eravamo anni fa. Siamo meglio.

 

Ok lo so, ultimamente sono un po’ polemica sui luoghi comuni. Prendetemi così. Bene o male questa sono io.