Stare fermi è pericoloso

Scendi dal treno che inizia a piovigginare, per fortuna hai lasciato l’ombrello in macchina al sicuro nel parcheggio. Così non prende umidità lui, piccino.
Accompagni  una tua collega momentaneamente senza auto.
Riparti verso casa pensando che finalmente hai un mercoledì senza impegni.
Senza spesa da fare, benzina, cartoleria, scuola, riunione di condominio, etc.
Un mercoledì piovoso dove non devi nemmeno bagnare il giardino.
Ti puoi spiaccicare sul divano.
Coda.
Rallenti.
Ti fermi.
Ci si muove appena appena.
Annoiata cerchi una canzone da cantare tra le varie stazioni radio.
Ah sentiamo qui che fanno….
Frentata.
Botto.
Ti mordi la lingua.
Mannaggia che male!!!!
Non parlavo neppure come ho fatto a mordermi??
Scendi dall’auto un po’ frastornata, come anche quello a cui sei andata addosso tu.
Stai cercando ancora di capire bene se ti ha investito la casa di Dorothy o il rinoceronte di Jumanji quando ti ritrovi due braccia che ti stringono e un ragazzino in lacrime che ti dice:
oddio stai bene? Non ti ho fatto male? E’ tutta colpa mia! Ma stai bene? Adesso mio papà mi uccide. Oddio dovevo partire per Rimini! Aspetta chiamo la mia ragazza. Ma tu sei sicura di stare bene? Guarda che macello ho fatto alla macchina. Mio papà mi uccide.

@Jumanji

Eh niente.
Così non mi sono neppure arrabbiata un pochino.

Frastornata dalla sua ansia ho compilato i moduli e sono tornata a casa con l’auto zoppiccante domandandomi:
ma sono velenosa velenosa?

(vecchia barzelletta del serpente che si morde la lingua)

Il ritorno

Ci sono.
Finalmente il periodo critico lavorativo è passato e posso riprendere un tran tran più tranquillo.


Peccato che tutto questo spremere di meningi ha esaurito il mio piccolo mini neurone solitario tanto da non riuscire più a formulare frasi di senso compiuto.
Ad esempio:
Al ritorno dal caffé con collega mi saluta una signora per strada, calorosamente. E cavolo non mi ricordo chi sia.
Ad un certo punto esclamo: “ah si ora ricordo! E’ la MARITA di X”

Ho esordito, in una riunione telefonica, con un “Si perfetto! Così tagliamo le gambe al toro” e per fortuna mi sono fermata solo a quelle……

e così via…
Insomma ho proprio bisogno di ferie, mi sento un po’ Dory adesso


Cosa stavo dicendo?

Stanco? No oggi no (cit.)

Ore 7.30 del mattino. Nella casa di Frettolandia.
Puffetta vuoi la mela di merenda?”
No mamma
la banana?
No
lo yogurt?
No mamma
e le ficchi in cartella il succo con un tronky. Oggi niente bio. Oggi nessun prodotto certificato dalle mamme di Perfettolandia. La sacra inquisizione-vegan mi verrà a cercare.
Ore 7.45 raggiungi la scuola per lasciarla al pre.
Arriva messaggio sulla chat di classe:
Le maestre chiedono di portare solo frutta a merenda fino alla fine della scuola
Lo sapevo. Lo sapevo, che hanno messo le videocamere in ogni casa per controllarci quando sgarriamo!
Lasci Puffetta a scuola, corri dal meccanico.
Parcheggi l’auto ed entri in modalità maratoneta, una delle quindicimila personalità che convivono con te nel tuo corpo, per riuscire ad arrivare in stazione.
Non collassi per il caldo e riesci addirittura a prendere il solito treno.
Ti auto applaudi per mezz’ora, nel frattempo speri di recuperare un colorito sano che non ricordi una fetta di melone.
Ovviamente non c’è posto a sedere.

Arrivi pimpante e fresca come una rosa, afflitta dai delicati temporali di questo periodo, in ufficio.
Entri dalla porta.
Appoggi la borsa.
Ti chiamano per una call urgente.

Non so perchè, ma mi sento particolarmente stanca.

Tranquilli tutto bene… più o meno

Venerdì sera.
Esco stravolta dall’ufficio.
Distrattamente, camminando come zombie , guardo il binario del treno.
Faccio tutto il sottopassaggio, salgo sul binario.
Pannelli dei treni non funzionanti. Salgo sul treno di destra.
Scrivo alla mia compare dove sono seduta e che stranamente sono da sola.
Solo un piccione sulla banchina che mi osserva.
Il treno parte.
COME PARTE?
E’ presto!
Perchè parte?
Vado dal controllore, lo riconosco: è il ragazzino super tatuato che non vedevo da un po’sulla mia tratta.
Lui mi riconosce, mi fissa a bocca aperta per un po’ e poi gli viene da ridere.
ODDIO ho sbagliato treno.


Scusa ma che treno è?
Bergamo
E gli scappa una risata. Si contiene. Ci prova.
E adesso come faccio?
Tranquilla ferma villapizzone
Ahh meno male
Lui ci prova a non ridere, fissa la porta.
Poi non ce la fa più e scoppia in una fragorosa risata.
Inizio a ridere pure io.
Eh niente.
Comunque oggi ho preso il treno giusto eh!!
Ce l’ho fatta!
Speriamo nel ritorno………………..

Tempo di serie A e tempo di serie B

Consulente presso il cliente.
Per contratto la tua società di consulenza prevede 2 giorni a settimana di telelavoro, ma ovviamente il cliente preferisce averti “sul posto”.
Lavori mediamente tra le 8/9 ore, mangiando alla scrivania, e ciclicamente hai un sabato al mese dove è necessaria la tua presenza.
Sei una madre single. Riesci a far anche carriera nel tuo piccolo spazio vitale. Ti premetti di fare anche sport nel tuo tempo libero e di avere una vita sociale.

Il cliente, donna e madre.
Lavora part time. Perchè lei ha i figli, tu non puoi capire, ogni giorno deve fare qualcosa.
Torna a casa di corsa perchè deve almeno lavare il pavimento prima di andarli a predere a scuola, poi lei ha da fare la spesa, da stirare, lavare, poi il venerdì ha la palestra e invece che uscire all’una e 32 mininuti, esce a mezzogiorno.
Eh non puoi capire com’è stressata. LEI.
Lavora da casa 2 volte a settimana (sempre part time).
Ovviamente quando non è presente in ufficio, oltre al tuo lavoro, devi presentarti al posto suo alle riunioni, rispondere alle telefonate e delegare responsabilità.
Il sabato non lavora. Perchè lei ha i figli.

Premetto che non desidero un part time, non l’ho mai chiesto e non mi interessa (tanto col viaggio in treno non mi cambierebbe la vita).
Lavorare da casa quando ci sono gli scioperi invece si, molto.
Smettere di farmi carico del suo lavoro quando non c’è farebbe un sacco di differenza, o almeno prendere una percentuale del suo stipendio.

Detto questo si può capire che quando mi ha proposto di lavorare tutti i sabato a giugno la mia risposta sia stata molto educata, fine e per niente sincera:
COL KAZZO!

Ehi psss …psss… #Esaurite siete in ascolto?

In questa giornata uggiosa simil novembre con vin brulé in mano e castagne nel forno, rinchiuse nuovamente in casa sognando le gite fuori porta con occhiali da sole e pelle scoperta, mi siedo calma (ahahahahaah) e rilassata (pfffff) a chiedervi: ma quanto vi sentite #esaurite mie care??
Io abbastanza. Fa un freddo cane e mi ritrovo a poter mangiare solo gelato perchè con ieri ho perso l’ultimo barlume di giudizio che avevo (dentino: ciao ciao ciao).
Sono appena stata al bar/pasticceria del paesino in cui abito a prendere il gelato con le vecchiette che mi dicevano:
Tiiii ma con sto frègg te mangi il gelàt?
*traduzione: con questo freddo mangi il gelato?
Certo! Perchè sono totalmente, profondamente, #esaurita!

Per questo il mio karma mi ha fatto incontrare una persona che sta peggio di me (Pinalapeppina), e che ha addirittura trasformato ciò che per il mondo potrebbe essere un difetto in uno stile di vita. 

Oltre allo stile che ci riflette devo ammettere che la borsa a tracolla , che vedete nella foto, è davvero comoda. L’ho provata con successo una domenica di sole al lago, dove ho potuto girare tranquillamente con tutto il necessario per sfamare Puffetta (e credetemi mangia quanto parla) senza sentirmi intralciata a fare le foto o a correrle dietro.

E quindi? Cosa aspettate? Correte su https://shop.pinalapeppina.com e sfoggiate con orgoglio il vostro esaurimento!

 

PS: Questo è un messaggio pubblicitario con finalità promozionale e la sottoscritta è stata pagata con abbracci, coccole e sushi. 

Tazza #Esaurita: la potete trovare qui.

Borsa #Esaurita: la potete trovare qui.

Ansie

Laura vieni con me ad una riunione, ora?
E tu sorridi tipo paralisi mentre annuisci chiudendo la porta dietro di te. In due secondi togli giacca e appoggi borsa sulla scrivania e raccogli il primo blocco per appunti che ti capita.
Poi mentre ti incammini lungo i corridoi, rimpiangendo il caffè del mattino che non hai potuto prendere, ti sorge una piccola domanda:
Ma riunione di cosa? Argomento?
Oh niente di che. Un SAL sul progetto con le future implicazioni
Oh. bene. Magari dovevo prepararmi qualcosa.
Arrivi in questa sala all’ultimo piano del palazzo.
Visuale cinematografica su Bosco verticale, unicredit e Regione Lombardia.
Imprechi contro l’organizzazione perfetta perchè il maxischermo e la videaocamera sono già accese e ti riprendono e non puoi permetterti di scattare una foto a quel panorama.
Mannaggia.
Ti siedi e guardi lo schermo gigante che riunisce persone di tre regioni in una stanza, presto dovrai parlare e rispondere alle loro domande, senza aver preparato nulla perchè tutto è stato deciso all’ultimo, e lì l’ansia sale. Guardi la tua responsabile e le bisbigli:
Oddio, ma non si può rimpicciolire l’immagine della nostra videocamera? O almeno nasconderla così non mi vedo? Che impressione vedermi così grossa. Va che faccia. Madonna che capelli ho? Ma non mi hai detto nulla? Con sto vento dovevo almeno pettinarmi
Ebbene si.
Non vado mai in paranoia per parlare in pubblico, chiunque sia l’interlocutore, ma vedermi riflessa o ripresa questo si che ancora non riesco a gestirlo!